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Pugliese Colecchia Forte

“Wēijī”. Non una parola inventata quella scelta per introdurre le ultime novità pugliesi sul lavoro e le vertenze in atto, bensì l’ideogramma cinese della parola “crisi”. Un ideogramma curioso in quanto, se diviso, contiene due realtà apparentemente antitetiche:  wēi (“rischio, crisi, pericolo…”) e jī (“opportunità, possibilità”). Niente di più vero, a patto si sappia come trarre l’opportunità dal momento di crisi.

"Dobbiamo fare un ragionamento generale sul sistema industriale. I costi di produzione in Italia sono il doppio della Cina, dell’India o della Sud Corea. Non possiamo produrre essendo fuori mercato, ma neanche si possono ridurre i salari ai livelli di quei paesi": le parole del Vice Ministro alle Infrastrutture e Sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, riassumono quasi alla perfezione la profonda frattura che il sistema industriale sta subendo. Di mezzo, nel frattempo, il lavoratore: ridotto a vero e proprio “prodotto invendibile”. “Abbiamo la sensazione – spiega in un comunicato a proposito dell’emergenza pugliese Pino Gesmundo, segretario Cgil Bari - che stiamo correndo un grande rischio, quello che situazioni come la vertenza Natuzzi, Om Carrelli, Bridgestone e tante altre stiano per esplodere, creando seri problemi di ordine pubblico”.

“Sono 4.572 – spiegano i Segretari generali regionali di Cgil, Cisl e Uil, Gianni Forte, Giulio Colecchia ed Aldo Pugliese – i lavoratori interessati alle vertenze della Task Force regionale a rischio licenziamento che si andrebbero ad aggiungere all’emorragia occupazionale che sta interessando la Puglia. A questi si sommano circa 40 mila lavoratori che da mesi, ormai, non percepiscono la Cassa integrazione, oltre all’incertezza circa la copertura per la Cig in deroga riferita all’anno in corso”.

Bridgestone

Mercoledì 10 luglio i sindacati incontreranno l’Assessore allo Sviluppo Economico, Loredana Capone, occasione nella quale i sindacati chiederanno alla Regione di “cambiare lo schema di gioco”. “Il coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori dovrà essere più puntuale – aggiungono Forte, Colecchia e Pugliese – per superare la distanza che vige nei rapporti tra Sindacati e Regione, e Regione con il sistema delle Imprese, in modo da garantire un monitoraggio costante sulle effettive ricadute sistemiche delle politiche attuate in questi anni in favore delle imprese stesse.

Il caso dei Distretti produttivi pugliesi ne è la cartina al tornasole: ad oggi non esiste un quadro parametrato dell’efficacia dei Distretti, che pure rappresentano uno degli strumenti più importanti messi in campo per supportare il tessuto economico regionale, costellato da piccole e piccolissime imprese che devono fare del lavoro in rete il principale punto di forza per competere”.

GLI APPROFONDIMENTI: Il caso Natuzzi: licenzia e delocalizza?Settore dell’edilizia in crisi anche in Puglia/ Om, è saltata l'intesa. Caroli: “Un’autentica canagliata”/ La crisi che sta scuotendo il settore industriale barese / Cgil Bari, Gesmundo: “Servono politiche sociali”/ Un primo maggio passato tra i precari

“E’ necessario rilanciare il lavoro in sinergia affinché ognuno, per la propria parte, contribuisca a portare la Puglia fuori dalle secche della crisi; – dichiarano Forte, Colecchia e Pugliese – alle imprese, quindi, chiediamo di mettersi in gioco e attraverso l’interlocuzione con il sindacato affrontare la sfida dell’innovazione”.

Magneti Marelli

Paralizzata, quindi, la situazione nel pugliese, nonostante l’ultima nota positiva targata Magneti Marelli: la Puglia si sarebbe aggiudicata un investimento da 40 milioni che prevede la fabbricazione di motori ibridi e lo studio a Bari di novità in tale settore. I posti di lavoro consolidati, grazie al progetto, saranno 170.

E Natuzzi, Bridgestone ed Om? Ricorda inoltre lo stesso Gesmundo: “A pochi metri dall’Om c’è un'altra situazione esplosiva, quella che riguarda l’azienda “Forme industriali spa”, specializzata in verniciature e trattamento zincature di materiale metallico”. Se per la vertenza Natuzzi è obbligatorio attuare sospensione di giudizio (in seguito alla paralisi della procedura di mobilità, che riguarda 1.726 dipendenti, fino al prossimo incontro del 15 luglio), lo stesso non si può dire a proposito della Bridgestone e della Om.

Antonio Stasi, segretario provinciale Fillea Cgil, il sindacato degli edili, dichiara dopo l'assemblea con i lavoratori dello stabilimento di Ginosa (Ta) che, stando al piano aziendale, dovrebbe chiudere insieme a quello di Laterza (Ta): "Non abbassiamo la guardia e continuiamo ad essere preoccupati per il piano aziendale della Natuzzi che sa più di dismissione e delocalizzazione e non di presa d'atto di una responsabilità verso un cartello produttivo, che è il marchio stesso di una fabbrica che in questi anni ha fatturato tantissimo ma ha deciso di investire lontano da quei lavoratori".

Gli operai dei due stabilimenti baresi Om e Bridgestone ricevono poche e confuse notizie: “Vogliamo sapere a che punto sono le nostre vertenze. Anche perché – spiegano i lavoratori - in pochi si stanno facendo vedere davanti ai nostri cancelli”. Giuseppe Nuzzolese, dipendente Bridgestone: “Vorremmo chiedere tanto... ci basterebbe sapere però la verità sulla nostra vicenda, credo ne si abbia il diritto. Maggiore trasparenza”. Lucia Volpe non si accontenta e spiega: “E’ impensabile la risalita se ci accontentiamo di rattoppi fatti all'occorrenza, bisogna progredire… non accontentiamoci della frase ‘l'importante è che si lavori’".

Quali allora i possibili scenari all’orizzonte? L’attuale andamento ne offrirebbe un paio, soggetti anche ad eventuali postille e precisazioni: un’ulteriore fase di stallo del mercato che vada ad esaurire le ultime riserve del serbatoio (e della fiducia delle famiglie) o la più volte invocata ripresa. Ripresa che, però, potrebbe rivelarsi eccessivamente diluita e spalmata nel tempo. In pratica, impercettibile.

Om Carrelli

A tal proposito, potrebbe essere utile comprendere le mosse promosse dal “Decreto del fare” (e dal pacchetto lavoro) dell’attuale governo Letta, soprattutto per quanto concerne le imprese. Ad esempio, per riattivare il circuito del credito, il decreto prevede “il potenziamento del Fondo Centrale di Garanzia, per consentire l’accesso a una platea molto più ampia di piccole e medie imprese. A questo scopo, in particolare, si dispone la revisione dei criteri di accesso per il rilascio della garanzia che allargherà notevolmente la platea delle imprese che potranno utilizzare il Fondo ed è stato programmato un cospicuo rifinanziamento, in sede di Legge di Stabilità, che consentirà di attivare credito aggiuntivo per circa 50 miliardi”.

Non solo, le imprese potranno accedere a finanziamenti a tasso agevolato per l’acquisto di macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica ad uso produttivo. Questo grazie ai finanziamenti che saranno concessi entro il 31 dicembre 2016 da banche convenzionate: “avranno durata massima di 5 anni e per un valore non superiore a 2 milioni di euro per ciascuna impresa”. A seguire: sostegno ai grandi progetti di ricerca e innovazione industriale; più concorrenza nel mercato del gas naturale e dei carburanti; riduzione delle bollette dell’elettricità; crediti agevolati per assicurare il finanziamento della quota di capitale di rischio per la costituzione di imprese miste.

Una voce, però, quella ancora non presente all’appello: una tutela e salvaguardia dei lavoratori affinché le aziende non decidano, anche a fronte di accordi ed impegni presi al Mise di Roma, di delocalizzare e avviare il trasferimento in terra straniera. Salvo aver fatto prima scorpacciata di finanziamenti pubblici.

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