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Ecco dove si curano le ferite invisibili: Psyché contro i traumi della tortura

Il Centro Psyché di Roma offre gratuitamente assistenza multidisciplinare alle persone segnate da torture e violenze estreme. Una medicina che cura il corpo, la mente e, soprattutto, tenta di restituire alla sopravvivenza qualcosa che assomigli di nuovo alla vita.

Ecco dove si curano le ferite invisibili: Psyché contro i traumi della tortura

In via Trebbia opera dal 2016 il Centro Psyché “Francesca Uneddu” di Medici per i Diritti Umani. Un luogo dedicato alla salute mentale transculturale, dove chi è sopravvissuto a torture e violenze estreme può trovare gratuitamente assistenza medica, psicologica e sociale.

Ci sono ferite che una radiografia non vede. Non sanguinano, non hanno punti di sutura e qualche volta impiegano anni prima di riuscire perfino a diventare parole. A Roma esiste un luogo nato proprio per curarle.

È il Centro Psyché “Francesca Uneddu”, aperto nel 2016 da MEDU – Medici per i Diritti Umani e dedicato in particolare alle persone che hanno attraversato torture, trattamenti inumani, prigionia, violenze o altri eventi traumatici estremi.

Quando curare significa anche comprendere

La parola chiave è salute mentale transculturale. Perché un trauma non arriva mai da solo: porta con sé una lingua, una cultura, una storia personale e spesso un viaggio segnato da paura, perdita e sradicamento.

Per questo a Psyché lavorano insieme medici, psicologi, psicoterapeuti, mediatori culturali e operatori psicosociali. Dopo una prima valutazione viene costruito un percorso personalizzato che può comprendere sostegno psicologico, psicoterapia e, quando necessario, trattamento farmacologico integrato.

Non basta essere sopravvissuti

L’obiettivo, infatti, non è soltanto attenuare i sintomi. È provare a ricostruire ciò che la violenza ha spezzato: fiducia, relazioni, autonomia, possibilità di immaginare nuovamente il futuro. Il centro svolge inoltre attività di documentazione, ricerca e formazione, trasformando le storie individuali anche in conoscenza utile per prevenire e contrastare tortura e trattamenti degradanti.

In una città dove la parola “accoglienza” rischia spesso di consumarsi nella discussione politica, Psyché ne pratica ogni giorno una versione molto concreta: prima ancora di chiedere da dove vieni, prova a capire cosa hai attraversato.