Il mondo non è ancora preparato a una nuova pandemia: l’allarme della Commissione Nus-Lancet. Il report: “La strage del Covid sta svanendo dalla memoria collettiva”
“Il mondo è impreparato a una nuova pandemia”. È l’allarme lanciato dalla Commissione Prime della National University of Singapore (Nus) e della rivista scientifica The Lancet in un nuovo rapporto dedicato alla capacità globale di affrontare future emergenze sanitarie.
Come riporta Adnkronos, secondo gli esperti “la tragica scia di decessi, disabilità e caos lasciata da Covid-19 sta svanendo dalla memoria collettiva”. Una pandemia che ha provocato oltre 7 milioni di morti accertati, una stima di 28 milioni di decessi in eccesso e profonde conseguenze sanitarie, economiche e sociali.
La crisi da Covid-19, sottolineano gli autori, ha inoltre messo in evidenza gravi lacune nella preparazione alle pandemie e debolezze nei sistemi sanitari e sociali. Eppure, nonostante il rischio di nuove pandemie sia considerato crescente e una futura emergenza sanitaria venga indicata come una certezza, il mondo non sarebbe ancora riuscito a prepararsi in maniera adeguata. La stessa Organizzazione mondiale della sanità ha più volte ribadito che, rispetto a una nuova pandemia, “non è questione di se” si verificherà, “ma di quando”.
Il rapporto è stato elaborato dalla Commissione Nus-Lancet Prime, acronimo di Pandemic Readiness through Institutions, Mobilising Communities and Equity, ed è stato pubblicato il 21 settembre, in occasione dell’81esima Assemblea generale delle Nazioni Unite e in vista della Riunione di alto livello dell’Onu sulla prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie. L’obiettivo è, spiegano gli autori, “ridefinire le modalità di tutela della salute prima, durante e dopo una pandemia”, partendo da un cambio di strategia.
Al centro dell’approccio proposto dalla Commissione c’è infatti una protezione incentrata sulle persone. Come si legge in un editoriale pubblicato su The Lancet, il principio consiste nel partire dall’analisi dei bisogni degli individui e delle comunità, offrendo gli strumenti necessari per proteggersi, accedere alle cure, preservare il proprio benessere e i mezzi di sostentamento, partecipare ai processi decisionali e riuscire a riprendersi dopo una crisi.
Secondo la Commissione, il primo passaggio necessario è superare il tradizionale approccio alla preparazione tecnica, basato su esercitazioni, sistemi di sorveglianza, potenziamento dei laboratori, scorte di dispositivi di protezione e capacità di sviluppo e produzione dei vaccini. A questo modello dovrebbe essere affiancato un concetto più ampio di “readiness”, cioè di prontezza complessiva del sistema, comprendente anche pianificazione della protezione sociale, finanziamenti, norme, istruzione, politiche del lavoro, sistemi alimentari e governance ambientale.
Un altro punto centrale riguarda la cooperazione tra governi. Modellando un’ipotetica nuova pandemia di influenza A, gli esperti hanno analizzato il peso delle dinamiche di potere e degli interessi nazionali nella risposta sanitaria. Dall’analisi emerge che una distribuzione equa dei vaccini, costruita sulle esigenze di salute pubblica, potrebbe ridurre la mortalità globale del 64%, portandola a 21,2 milioni di decessi e consentendo, secondo le stime riportate dalla Commissione, di salvare 37,3 milioni di vite.
Gli esperti chiedono inoltre di modificare la prospettiva sulle vulnerabilità: l’attenzione, sostengono, dovrebbe concentrarsi sul rafforzamento dei sistemi vulnerabili, e non sulle cosiddette “persone vulnerabili”. A limitare le possibilità degli individui sarebbero infatti le politiche e le azioni inique legate a istituzioni, leggi, mercati e sistemi di governance.
Un altro elemento fondamentale è la fiducia, che secondo la Commissione deve essere costruita nel tempo e non soltanto attraverso la comunicazione. Determinanti sono anche la legittimità delle istituzioni, una leadership efficace e l’affidabilità dei servizi. Il rapporto riconosce che, dopo il Covid, indagini e riforme per prepararsi a nuove pandemie non sono mancate. Il Regolamento sanitario internazionale è stato revisionato, mentre continuano a esistere divergenze sull’Accordo Oms sulle pandemie.
L’Assemblea generale delle Nazioni Unite valuterà inoltre i progressi compiuti rispetto alla Dichiarazione politica dell’Onu sulle pandemie del 2023, nella quale i Paesi si erano impegnati a rafforzare prevenzione, preparazione e risposta attraverso azioni a livello nazionale, regionale e globale, dando priorità a scienza, equità e rispetto dei diritti umani.
Anche la nuova Riunione di alto livello dovrebbe portare a un’ulteriore dichiarazione politica. Secondo una bozza citata da Health Policy Watch e riportata nel lancio Adnkronos, i Paesi dovrebbero ribadire il proprio impegno a rafforzare prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie e a trasformare gli impegni politici in azioni concrete, misurabili e urgenti.
La Commissione, tuttavia, rileva una criticità: il testo conterrebbe numerosi riferimenti a cooperazione, mobilitazione delle risorse, comunità e approcci multisettoriali, ma pochi impegni concreti. Gli esperti si interrogano quindi su come sia possibile promuovere concretamente equità e diritti umani senza indicazioni precise sulla loro applicazione e valutazione, soprattutto in un contesto segnato dalla riduzione dell’Aiuto pubblico allo sviluppo destinato alla salute e dall’indebolimento dell’Oms.
La Commissione Prime ha infine annunciato che non intende fermarsi alla pubblicazione del rapporto. Il modello proposto verrà infatti sperimentato e valutato in alcuni Paesi selezionati, con l’obiettivo di favorire un sistema di responsabilizzazione più efficace. “Ogni persona merita di essere protetta da sofferenze e problemi di salute evitabili”, concludono gli autori. E quando arriverà una nuova pandemia, sottolineano, il mondo dovrà essere in grado di affermare di avere fatto tutto il possibile per arrivare preparato.
Fonte: Adnkronos


