La Piazza 20206, “Il benessere del futuro tra sport e salute”: il Prof. Dino Bramanti sul palco in un confronto insieme al Sottosegretario Gemmato
A margine del panel dedicato alla salute che ha animato la terza serata de “La Piazza – Il bene comune”, organizzata da Affaritaliani, abbiamo incontrato il professor Dino Bramanti, neurologo e docente presso eCampus e Link Campus University, nonché collaboratore editoriale di Affaritaliano per la sezione Medicina e Salute.
Bramanti ha partecipato al confronto insieme al Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, al vicepresidente nazionale della FITP Isidoro Alvisi, al professor Loreto Gesualdo, ordinario di Nefrologia all’Università degli Studi di Bari e direttore dell’UOC di Nefrologia, Dialisi e Trapianto del Policlinico di Bari, e a Marco Klinger, responsabile di Chirurgia plastica di Humanitas Milano.
Con lui abbiamo approfondito il ruolo della prevenzione nelle patologie neurologiche, le abitudini utili a preservare la salute del cervello e le nuove prospettive nella lotta alle malattie neurodegenerative, fino ai temi sociali e clinici al centro del suo libro La fabbrica dei risvegli.
L’intervista di Affaritaliani al Prof. Dino Bramanti neurologo e docente presso eCampus e Link Campus University
Professore, abbiamo trattato a La Piazza di Affaritaliani, anche del tema della salute, ma entrando nel merito della sua professione, quali sono le patologie neurologiche sulla quale la prevenzione può fare la differenza?
“Le malattie neurologiche preventive sono quelle genetiche, quando c’è una familiarità e si possono evitare. Questo è fatto in maniera sistematica con lo screening che deve essere soprattutto attenzionato laddove ci sono dei casi precedenti nelle familiarità. Ci sono altre condizioni che possono essere anche indicative di ulteriore prevenzione quando ci sono gravidanze tardive o degli agenti tossici durante la gravidanza, ma il campo è molto largo. Quello che è importante è che si possono e si può intervenire“.
Ci sono delle attività oppure delle abitudini, dei consigli che possiamo dare per proteggere quella che è la salute del cervello ed evitare il declino cognitivo?
“Ci sono delle importanti novità in questi ultimi anni. La longevità è aumentata, la media è aumentata e abbiamo la possibilità di intervenire intanto con gli stili di vita che sono importantissimi, soprattutto nutrizione, movimento e evitare anche sostanze tossiche, soprattutto alcolici. Per quanto riguarda invece la longevità ci sono delle opportune variazioni dal punto di vista terapeutico e stanno subentrando dei nuovi farmaci che sono in fase terminale di perfezionamento che sono molto indicative per l’arresto del deterioramento. E’ chiaro che malattie neurodegenerative come la demenza, come il Parkinson sono da indirizzare come terapia sulla causa e sulla causa ancora non siamo pronti però ci stiamo avvicinando a grandi passi verso queste soluzioni“.
Per quanto riguarda invece il suo libro, La fabbrica dei risvegli, un libro da un valore sociale e clinico molto importante, qual è il tema principale che secondo lei è importante che il pubblico sappia?
“È una raccolta di fatti veri, non è un romanzo, non è un’autobiografia, è uno spaccato di vita che vede trascorrere negli anni la realizzazione di una grande attenzione verso quelli che non hanno più un contatto con la vita, sono delle persone che non si svegliano, si chiamano stati vegetativi, attorno a loro gira un mondo che non conosce questa realtà, la sanità non ha reale contezza di quante sono queste persone la famiglia è fortemente penalizzata. Su queste persone abbiamo spesso tanti anni per la cura anche se sapevamo che in medicina non ce ne erano e ancora oggi non ce ne sono anche sulle cause. I significati sono tanti, dire ai giovani di dedicarsi anche a loro, ai miei colleghi di considerare anche chi può essere indicato come perdente e alla medicina di affiancare a queste realtà anche un’attenzione sociale, una non solo riabilitazione ma un reinserimento sociale e sanitario che in questo momento è veramente necessario“.


