Sostituire su scala mondiale il normale sale da cucina con un sale arricchito di potassio potrebbe evitare quasi 3 milioni di morti ogni anno per malattie cardiovascolari e renali. È la stima di uno studio pubblicato il 4 novembre su Nature Health, ma il dato va letto correttamente: si tratta del risultato di un modello matematico applicato a 193 Paesi, non di tre milioni di decessi già prevenuti o di un beneficio garantito per ogni persona.
I ricercatori hanno simulato la sostituzione del normale cloruro di sodio con un prodotto composto per il 75% da cloruro di sodio e per il 25% da cloruro di potassio. Nello scenario più esteso, che comprende sia il sale usato in casa sia quello presente nei prodotti industriali e nella ristorazione, potrebbero essere evitati ogni anno 2,96 milioni di decessi e oltre 10 milioni di nuovi casi di malattie cardiovascolari e renali.
Perché il sale arricchito di potassio può fare bene
Il vantaggio è doppio: si riduce il sodio, che in eccesso favorisce l’aumento della pressione arteriosa, e contemporaneamente aumenta l’apporto di potassio, che contribuisce alla regolazione della pressione. L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda agli adulti di non superare 2 grammi di sodio al giorno, equivalenti a meno di 5 grammi di sale. La media mondiale è invece superiore al doppio. Nel 2025 l’Oms ha suggerito, per gli adulti che utilizzano sale da tavola, di sostituirlo con prodotti a ridotto contenuto di sodio contenenti potassio.
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Secondo il nuovo studio, sostituendo soltanto il sale aggiunto durante la preparazione dei pasti o a tavola si potrebbero prevenire circa 1,85 milioni di morti all’anno. In Europa e Nord America, però, gran parte del sodio arriva da alimenti trasformati e pasti consumati fuori casa: per ottenere il massimo beneficio servirebbe quindi anche il coinvolgimento dell’industria alimentare.
Chi deve evitare il sale arricchito di potassio
Il prodotto non è adatto a tutti. Il principale rischio è l’iperkaliemia, cioè un livello troppo elevato di potassio nel sangue, condizione che può provocare alterazioni del ritmo cardiaco. L’Oms esclude dalla propria raccomandazione le persone con funzione renale compromessa o altre condizioni che riducono la capacità dell’organismo di eliminare il potassio. La raccomandazione non riguarda inoltre bambini e donne in gravidanza.
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L’Istituto superiore di sanità invita alla cautela anche chi soffre di malattie renali o diabete e chi assume farmaci che possono ridurre l’eliminazione del potassio. In questi casi l’uso del sale iposodico deve essere valutato con il medico.
Lo stesso studio di Nature Health mostra infatti che nelle persone con malattia renale cronica avanzata il beneficio cardiovascolare potrebbe convivere con un aumento del rischio legato all’iperkaliemia.
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