Tumori, il Registro nazionale entra nella fase operativa: obiettivo dati omogenei, prevenzione più efficace e cure più eque sul territorio
In Italia ogni anno circa 390mila persone ricevono una diagnosi di neoplasia. Un dato dietro al quale, ha sottolineato il ministro della Salute Orazio Schillaci, ci sono persone, famiglie, paure e speranze che si rivolgono alle istituzioni e al Servizio sanitario nazionale.
Intervenendo al ministero della Salute in occasione della presentazione del comitato scientifico del Registro nazionale tumori, Schillaci ha ricordato i progressi compiuti negli ultimi anni nella lotta contro le patologie oncologiche.
Negli ultimi dieci anni, infatti, la mortalità oncologica è diminuita del 9% per molti dei tumori più diffusi e i risultati raggiunti dall’Italia superano la media europea. Tra gli esempi citati dal ministro c’è il tumore della mammella, per il quale la sopravvivenza a cinque anni è pari a circa l’88%.
Risultati che, ha evidenziato Schillaci, appartengono a un’ampia comunità composta da professionisti sanitari, ricercatori, programmi di screening, associazioni dei pazienti e da tutte le persone impegnate quotidianamente nel miglioramento della risposta del Servizio sanitario nazionale.
Restano però ancora forti disuguaglianze territoriali, in particolare sul fronte della prevenzione e dell’accesso alle cure. Al Nord, ha ricordato il ministro, il 63% delle donne aderisce allo screening mammografico, mentre nel Mezzogiorno la percentuale scende al 40%. Per lo screening del colon-retto, in alcune aree del Sud l’adesione si attesta intorno al 20%.
Ancora oggi, inoltre, numerose donne sono costrette a spostarsi dalla propria regione per sottoporsi a un intervento per il tumore della mammella. Differenze che, secondo Schillaci, si traducono anche in diverse opportunità di prevenzione, diagnosi precoce e cura. È proprio su queste disuguaglianze che dovrà intervenire il Registro nazionale tumori, che entra ora nella sua fase operativa.
“Il registro non è un archivio, è uno strumento di prevenzione e di programmazione”, ha sottolineato Schillaci. Il sistema dovrà consentire di verificare se gli screening raggiungono effettivamente le persone a cui sono rivolti, se le diagnosi arrivano tempestivamente e se e dove i cittadini sono costretti a spostarsi per ricevere le cure. I dati dovranno inoltre permettere di indirizzare le risorse dove sono maggiormente necessarie e di valutare i risultati ottenuti.
Un altro obiettivo è quello di garantire dati omogenei su tutto il territorio nazionale. Le Regioni, ha spiegato il ministro, hanno costruito negli anni un patrimonio importante di registri, ma oggi è necessario assicurare uniformità nei criteri, nella qualità e nella tempestività delle informazioni. “Se non ci sono dati confrontabili, come abbiamo imparato anche dall’esperienza sulle liste d’attesa, non c’è equità”, ha osservato Schillaci.
Centrale anche il tema della protezione dei dati sanitari. La tutela della riservatezza, ha ribadito il ministro, rappresenta un valore che non può essere messo in discussione, ma allo stesso tempo l’utilizzo dei dati può rappresentare uno strumento importante per la tutela della salute pubblica. “Lavoreremo con il Garante per trovare un equilibrio tra protezione dei dati e loro utilizzo a favore della sanità pubblica”, ha affermato Schillaci, richiamando anche lo spazio europeo dei dati sanitari, che riconosce i registri di patologia come una risorsa per la salute globale.
La strategia indicata dal Governo punta a fare della prevenzione il primo livello di tutela della salute, garantendo a ogni cittadino, indipendentemente dal luogo in cui vive, le stesse possibilità di individuare precocemente la malattia e la stessa rapidità nell’accesso alle migliori cure disponibili. Con l’ultima Legge di Bilancio, ha ricordato Schillaci, sono stati destinati alla prevenzione 238 milioni di euro l’anno in via permanente, ai quali si aggiungono 247 milioni di euro per il 2026.
È stata inoltre ampliata la fascia di età prevista per lo screening mammografico e per quello del colon-retto, mentre è stato consolidato il lavoro della Rete italiana per lo screening del polmone. L’obiettivo, ha spiegato il ministro, è investire maggiormente nella diagnosi precoce e nella capacità del sistema sanitario di individuare la malattia prima che si manifesti nelle sue forme più gravi.
Tra le misure adottate rientra anche il Piano oncologico nazionale 2023-2027, che ha previsto 10 milioni di euro l’anno per un fondo dedicato e un meccanismo premiale rivolto alle Regioni che rendono pienamente operative le proprie reti oncologiche. La misura punta a rafforzare la qualità e l’integrazione dei percorsi di cura, valorizzare le migliori esperienze territoriali e favorire una crescita più omogenea del sistema.
Nella stessa direzione si inserisce il Piano nazionale della prevenzione 2026-2031, che aumenta ulteriormente le risorse destinate alla prevenzione con 50 milioni di euro aggiuntivi per il 2026. Tra gli elementi innovativi del nuovo piano figura il collegamento tra programmazione e risultati: la certificazione dei piani regionali sarà infatti legata al raggiungimento di obiettivi misurabili attraverso indicatori, che dovranno passare dal 60% nel 2027 al 90% nel 2031.
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