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“Il 2014 sarà l’anno cruciale per creare gli Stati Uniti d’Europa”

“Il 2014 sarà l’anno cruciale per creare gli Stati Uniti d’Europa”
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L’INTERVISTA/ Quali sono le sfide che l’Unione europea dovrà affrontare nei prossimi mesi? Affaritaliani.it lo ha chiesto ad Alfredo Antoniozzi, eurodeputato Ncd, che spiega: “Serve più coesione e investimenti nella crescita, ma…”

Di Tommaso Cinquemani
europa@affaritaliani.it

“L’Ue deve mettere fine alle politiche di austerità: è il momento di investire nella crescita. Serve una politica del lavoro aggressiva e fuori dagli schemi tradizionali”. Alfredo Antoniozzi, eurodeputato del Nuovo Centrodestra, con una intervista ad Affaritaliani.it delinea le sfide che l’Europa deve affrontare per trasformarsi negli “Stati Uniti d’Europa”. Secondo Antoniozzi serve più coesione: “Bisogna coordinarci per avere una politica estera, economica e di difesa comuni”. E sulle bagarre scatenate da grillini e Lega Nord: “Sono esigenze pre-elettorali che a Strasburgo non sarebbero permesse”.

Onorevole Antoniozzi, quali sono le sfide che l’Europa deve affrontare per superare questa crisi economica che è anche una crisi di credibilità?
“L’Ue deve mettere fine alle politiche di austerità: è il momento di investire nella crescita. Servono progetti per rilanciare l’economia, ma le risorse per lo sviluppo non possono continuare ad essere considerate un peso in bilancio. La spesa per investimenti deve essere scorporata da quella corrente al fine del rispetto dei limiti imposti dal patto di stabilità. La Bce, poi, deve essere la banca dei cittadini europei, come la Federal Reserve negli Usa, e aiutare le aziende ad accedere al credito”.

Che cosa pensa dell’annuncio fatto dal premier Letta di uno stanziamento di 250 milioni di euro per le aziende che assumono?
“E’ un segnale positivo. Assistiamo in Europa ad un aumento drammatico della disoccupazione. La nostra priorità, in linea con la crescita, deve essere il lavoro. Questo significa finanziamento per le Pmi, incentivi per chi assume, opportunità per i giovani. Serve una politica del lavoro aggressiva e fuori dagli schemi tradizionali. Bisogna uscire dalla logica del rigore e dell’austerità fine a se stessa, come ha anche sottolineato il Presidente della Repubblica nel suo discorso a Strasburgo”.

Secondo lei serve più coesione tra gli Stati europei?
“Noi vogliamo costruire gli Stati Uniti d’Europa e arrivare ad una unione politica dei Ventotto. I grandi obiettivi dell’Europa, come la pace fra i popoli, la democrazia e i diritti umani sono stati raggiunti. Adesso bisogna andare oltre e creare un’Europa coesa sotto tutti i punti di vista”.

Su uno dei temi cruciali, come quello dell’immigrazione, l’Italia però sembra essere stata lasciata sola…
“Quello della sicurezza interna è un punto cruciale. Serve un’unica voce che parli al mondo e che sia ispirata alla cooperazione e alla solidarietà tra gli Stati. Noi rappresentiamo il primo confine a sud dell’Europa, ma dobbiamo fare sì che non sia il confine d’Italia, ma quello d’Europa. Lo spazio di sicurezza comune deve passare dalle coste italiane”.

E’ un discorso che può essere allargato ad ogni frangente della vita dell’Unione?
“Gli interessi del singolo Paese devono coincidere con gli interessi europei. Bisogna coordinarci per avere una politica estera, economica e di difesa comuni. Questo principio non è in contraddizione con la necessità di difendere le nostre eccellenze, come il Made in Italy”.

Chi sarebbe la persona giusta alla presidenza della Commissione europea per guidare questa svolta?
“Io non ho nomi da suggerire. Se però vogliamo rafforzare la natura politica dell’Europa, al fine di costruire gli Stati Uniti d’Europa, dobbiamo accettare le regole della democrazia. E cioè che il prossimo presidente non sia frutto di una grande trattativa o di un accordo tra Stati, come è stato fatto fino ad oggi, ma sia il capo della coalizione vincente”.

Durante il discorso del Presidente Napolitano a Strasburgo la Lega Nord ha protestato in Aula. La stessa settimana i grillini hanno messo in scena una vera battaglia alla Camera. Con l’ingresso degli euroscettici all’Europarlamento ci sarà uno stato continuo di tensione a Bruxelles?
“Non lo credo, per due motivi. Primo, quelle di Lega e M5S sono esigenze pre-elettorali. Ognuno parla alla pancia del proprio elettorato. Ben vengano posizioni dialettiche, nei limiti della democrazia e della libertà di pensiero, ma in Parlamento alcune forme di intolleranza saranno marginalizzate da chi invece vuole lavorare. Nel Parlamento italiano si vedono certe cose che a Strasburgo non sarebbero possibili”.

In che senso?
“A Strasburgo c’è un regolamento molto rigido. Inoltre azioni simili sono stoppate subito dagli altri parlamentari. Sono 700 deputati capaci di alzarsi in piedi e mortificare in maniera molto chiara chi ha certi atteggiamenti”.