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Clima, Ue avanti a piccoli passi. “Francia e Germania devono fare di più”

Clima, Ue avanti a piccoli passi. “Francia e Germania devono fare di più”
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Aperta la riunione preparatoria tra i ministri Ue in vista del vertice di Parigi sul clima. La fotografia Eurostat: “Su emissioni e rinnovabili avanti a piccoli passi. Francia e Germania sotto la media europea”

Il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, ha aperto a Parigi una riunione preparatoria in vista del vertice sui cambiamenti climatici del 30 novembre e ha messo in guardia sul rischio di una “catastrofe” planetaria. “E’ la vita stessa del nostro pianeta che è in gioco”, ha avvertito il titolare del Quai d’Orsay davanti a 70 ministri dell’Ambiente di tutto il mondo sollecitando un accordo sulla riduzione delle emissioni di gas serra dopo il 2020 in grado di contenere il surriscaldamento globale entro i due gradi.

“C’è un’assoluta urgenza”, ha insistito Fabius, ricordando che il Panel per i cambiamenti climatici ha avvertito che il Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici ha messo in guardia che si rischia un aumento della temperatura globale di “quattro, cinque, sei gradi se non si agisce in modo estremamente rapido. Ciò avrebbe conseguenze catastrofiche perché causerebbe siccità e colossali problemi migratori, compresi problemi di guerra e pace”.

Nella riunione preparatoria i ministri dell’Ambiente Ue lavoreranno sulla bozza molto schematica di accordo messa a punto da tecnici e diplomatici in anni di duri negoziati, senza modificarla ma con l’obiettivo di identificare aree di potenziale compromesso da inserire nel testo. Lo scontro è anche sull’impegno dei Paesi ricchi a finanziare nelle nazioni in via di sviluppo la riconversione energetica e gli investimenti in tecnologie verdi, un impegno finora disatteso. Nel frattempo il capo della diplomazia francese ha comunicato che il presidente russo, Vladimir Putin, presenzierà alla riunione inaugurale del summit, il 30 novembre. Una presenza fondamentale che va ad aggiungersi a quelle già annunciate di un centinaio di altri leader mondiali, tra cui Barack Obama, Xi Jinping e Narendra Modi per Usa, Cina e India.

I 28 hanno già fissato degli ambiziosi obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti entro il 2030. Secondo i propositi di Bruxelles, le emissioni dovrebbero essere ridotte del 40% entro il 2030 rispetto ai parametri del 1990. E l’obiettivo iniziale è quello di ridurle del 20% entro il 2020. Un’impresa complicata. Una ricerca di Eurostat ha mostrato i progressi fatti nel corso di questi anni dai diversi Paesi. In testa alla classifica dei virtuosi ci sono gli Stati Baltici LEttonia, Estonia e Lituania che hanno abbassato della metà le loro emissioni. I peggiori sono stati invece Malta, che ha aumentato le emissioni del 57%, Cipro (+47,7%), Spagna (+22,5%) e Portogallo (+14,9%).

Ma in generale, secondo Eurostat, le diminuzioni vanno avanti un po’ troppo lentamente. Un segnale positivo arriva dalle energie rinnovabili. Pannelli solari, eolico, turbine marine sono in crescita un po’ ovunque. La Svezia è leader di questa particolare classifica, visto che nel 2013 le rinnovabili hanno contribuito al 52,1% dei consumi di energia, contro una media europea del 15%. Delude la Germania, che si attesta al di sotto della media Ue con il 12,4%. E in generale sono proprio i cosiddetti “motori” europei Francia e Germania a proseguire a piccoli passi. Per raggiungere gli obiettivi fissati da Horizon 2030 bisognerà accelerare il passo.