Un picco massimo delle emissioni per il 2020 “al più tardi”, un taglio del 50% entro il 2050 rispetto al 1990 e quasi zero emissioni entro il 2100. E’ questo l’ambizioso piano sul clima messo a punto dai ministri dell’ambiente Ue nella giornata di venerdì a Bruxelles.
“Per la prima volta l’Ue traduce l’obiettivo di rimanere entro la soglia dei due gradi di riscaldamento globale a investitori e imprese” ha detto il ministro dell’ambiente lussemburghese, Carole Dieschbourg, per la presidenza di turno dell’Ue. “L’Ue non firmerà un accordo qualsiasi” ha sottolineato il commissario europeo al clima, Miguel Arias Canete, che ha ricordato come al momento attuale “sappiamo già che gli attuali contributi (di riduzione delle emissioni, ndr) non saranno sufficienti: per questo faremo il punto della situazione ad una conferenza ad hoc a Rabat, in Marocco, ad ottobre”. Per ora “abbiamo gli impegni di 62 Paesi, che coprono quasi il 70% delle emissioni globali” ha detto Canete.
Al fianco dei ministri c’è sul punto anche l’impegno del Parlamento europeo. “Spingeremo perche’ venga istituito un fondo verde mondiale contro il cambiamento climatico, a cui tutti i paesi del mondo contribuiscano, dal 2020, con una somma complessiva di almeno cento miliardi di dollari l’anno”, afferma l’eurodeputato francese Gilles Pargneaux, relatore del rapporto su COP21 che verra’ votato a Strasburgo a fine ottobre 2015. “Chiederemo poi che almeno il 20% delle risorse provenienti dalla tassa sulle transazioni finanziarie, attualmente in discussione in undici paesi UE fra cui l’Italia, venga destinato alla lotta al riscaldamento globale. Vogliamo fare in modo che le tecnologie meno inquinanti diventino piu’ appetibili sul mercato e istituire un meccanismo di monitoraggio delle misure contenute nel futuro accordo che, ogni cinque anni, verifichi la loro effettiva attuazione”.
“Siamo a qualche mese da una scadenza storica – ha concluso Pargneaux – e c’e’ la necessita’ che associazioni, cittadini e decisori politici mettano insieme i propri sforzi per far si’ che la conferenza sul clima di Parigi COP21 non sia solo un momento in cui si prova a fare qualcosa ma diventi invece un incontro in cui si decide di fare qualcosa”
Bocche cucite invece per quanto riguarda il prossimo contributo dell’Italia ai finanziamenti al Fondo verde per il clima. “È motivo di trattativa – ha spiegato il sottosegretario all’Ambiente Barbara Degani all’Ansa – e nella sostanza siamo d’accordo, ma riteniamo che quando si va ad un tavolo (dei negoziati Onu sul clima, ndr) bisogna mantenere qualche numero coperto: è essenziale per la tattica, altrimenti arriviamo scoperti”. A mettere nero su bianco una cifra per l’Unione europea saranno solo i ministri delle finanze dei 28, il prossimo novembre.
