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Affari Europei
Incubo comunismo sul voto Ue. Viaggio nella nostalgia dilagante


Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)


Non ci sono solo i parametri Ue, Barroso, Renzi, la Merkel e la Bce. Nell'Europa che si prepara a rinnovare il Parlamento Ue aleggia uno spettro che fa ancora paura: il comunismo. A 25 anni dalla caduta del Muro di Berlino la nostalgia per la falce e il martello e per il socialismo reale non è mai stata così forte nei paesi che fino al 1989 faceva parte della cosiddetta 'cortina di ferro'. La colpa è anche di quest'Unione austera e poco attenta ai sociale. Fatto sta che dalla Germania dell'Est alla Romania si moltiplicano i casi e gli esempi di rimpianti per i passati regimi, forse troppo presto liquidati come il male assoluto.

La mitica Zastava, il passaporto rosso scuro della Federativa, una banconota da 5mila dinari con il faccione di Tito occhialuto sono alcune chicche della Yugonostalgia, in mostra lo scorso gennaio a Belgrado. Alla faccia dell'Europa unita e dei mercati globalizzati, i cittadini serbi si sono messi in coda per rivivere i quarant'anni di socialismo dal 1950 al 1990. Non solo. In Romania, ad esempio, si rimpiange il «Conducator» Ceausescu, con vere e proprie code di gente in pellegrinaggio sulla sua tomba e su quella della moglie Elena. Per non parlare del rilancio del marchio «made in Cecoslovacchia» a Praga e Bratislava. Senza dimenticare il successo delle serie televisive sugli anni Ottanta del comunismo che vanno di moda a Mosca, ma pure in Bulgaria e addirittura nelle repubbliche baltiche.
 
Crisi economica, pochi soldi in tasca, disoccupazione galoppante e pensioni da fame spingono molti nell'Europa dell'Est a rimpiangere i "bei" tempi andati. La mostra Yugonostalgica di Belgrado, che ha aperto i battenti prima di Natale, si intitola «Ziveo zivot», «viva la vita». Titolo discutibile, che ti riporta ai tempi di Tito e della bandiera nazionale con la stella rossa in mezzo.
 
Il rimpianto del passato si sta espandendo a macchia d'olio in molti Paesi dell'Europa orientale. Il 44,7% dei romeni, secondo un sondaggio, pensa che il comunismo non fosse poi così male. Il palazzo più visitato dai turisti a Bucarest, guarda caso, è la marmorea «casa del popolo», reggia di Nicolae Ceausescu e signora. Addirittura l'ex caserma di Targoviste, dove il Conducator è stato sbrigativamente fucilato con la moglie, sta diventando un'attrazione turistica. A Praga e Bratislava si riesuma il marchio di esportazione della Cecoslovacchia, preferito dai Paesi africani e asiatici. Lo scorso anno il 32% dei cechi si sono detti convinti che il regime comunista fosse meglio dell'attuale democrazia. In Slovacchia le percentuali sono ancora più alte.
 
"Ostalgie" è un neologismo tedesco che indica il rimpianto per la Germania orientale e il suo esperimento di socialismo reale in salsa prussiana, per certi versi diverso da quello russo. Molte imprese ripropongono marchi obsoleti del periodo comunista come la bevanda Vita-Cola e l'automobile Trabant. A Berlino Est (e non solo) si moltiplicano i locali dove è possibile vivere una serata in perfetto stile DDR, con tanto di cetriolini della Spreewald, quelli citati più volte nel capolavoro cinematografico 'Good Bye, Lenin!'.
 
In Ungheria sono tornati di moda l'aperitivo socialista Bambi e i sandali del passato regime. Addirittura i film come Good Bye, Lenin!, che comunque racconta la fine del comunismo, sono stati surclassati da serie nostalgiche, che vanno forte grazie al boom delle pay tv nell'Europa dell'Est. In Russia ha grande successo «Gli Ottanta», una commedia sull'ultimo decennio sovietico con la musica occidentale proibita, le lavanderie a vapore e il mercato nero dei jeans. La serie viene trasmessa anche in Ucraina, Lettonia ed Estonia. In Bulgaria va in onda «Sette ore di differenza», una serie su un ex agente segreto comunista.
 
La nostalgia del comunismo è alimentata dalla delusione dell'Europa unita e dei governi eletti democraticamente e che spesso vengono visti come corrotti o malfunzionamenti. Il settimanale Economist ha lanciato l'allarme: il rischio di disordini sociali e rivolte nell'Europa dell'Est, nel 2014, non ha mai raggiunto livelli così alti dalla caduta del comunismo. Forse non ci saranno conseguenze dirette sulle elezioni di fine maggio, visto che in molti casi i partiti comunisti sono bannati e poco rilevanti (tranne che in Repubblica Ceca), ma la nostalgia della falce e del martello potrebbe portare a un livello di astensione record. Superiore a quello dei paesi dell'Europa occidentale. Forse, tutto sommato, si stava meglio quando si stava peggio... O no?
 

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comunismonostalgia
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