Il virus West Nile è ormai stabilmente presente in Italia, mentre virus come Chikungunya possono trovare condizioni favorevoli alla trasmissione locale grazie alla diffusione delle zanzare vettore.
Secondo lo scienziato Rino Rappuoli, direttore scientifico della Fondazione Biotecnopolo di Siena, mobilità internazionale e cambiamenti ambientali stanno modificando la distribuzione geografica delle malattie trasmesse dalle zanzare.
West Nile in Italia, cosa dicono gli ultimi dati
A definire la situazione come un cambiamento già in corso è stato Rino Rappuoli in occasione del World Mosquito Day del 20 agosto.
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“Lo scenario è cambiato”, ha spiegato lo scienziato all’Ansa, citando proprio West Nile e Chikungunya come esempi di infezioni che riguardano ormai anche l’Italia. La diffusione dei vettori, gli spostamenti delle persone e le condizioni ambientali permettono a virus un tempo associati soprattutto ad altre aree geografiche di trovare spazio anche in Europa.
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Per West Nile questo processo è già evidente. Il rapporto della sorveglianza nazionale coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità riportava, nell’aggiornamento del 6 agosto, 141 infezioni confermate dall’inizio della stagione di sorveglianza 2026. Di queste, 64 si erano manifestate nella forma neuro-invasiva, 50 come febbre e 27 erano state individuate in donatori di sangue senza sintomi. I decessi notificati erano sei, compreso un caso importato.
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Il virus West Nile viene trasmesso principalmente dalle zanzare del genere Culex. Gli uccelli selvatici rappresentano il principale serbatoio naturale del virus. L’ISS precisa che l’infezione non si trasmette normalmente da persona a persona attraverso il contatto con un malato.
Chikungunya, perché viene sorvegliata anche in Italia
Per Chikungunya la situazione epidemiologica del 2026 è diversa. I dati dell’ISS aggiornati al 4 agosto indicavano 17 casi confermati dall’inizio dell’anno, tutti associati a viaggi all’estero e senza decessi. Non risultavano quindi casi autoctoni nel periodo considerato.
La sorveglianza resta però alta perché il virus viene trasmesso dalle zanzare del genere Aedes, compresa Aedes albopictus, la comune zanzara tigre ormai ampiamente diffusa sul territorio italiano.
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L’Italia ha già sperimentato la trasmissione locale. L’ISS ricorda focolai autoctoni di Chikungunya nel 2007 e nel 2017. La malattia provoca generalmente febbre improvvisa e dolori articolari che possono essere molto intensi e persistere anche dopo la fase acuta.
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Uno studio coordinato dalla Fondazione Bruno Kessler e dall’ISS, pubblicato nel 2025, ha analizzato proprio il rischio di trasmissione locale di Dengue e Chikungunya in Italia utilizzando dati climatici, entomologici e sulla densità della popolazione. Tra il 2006 e il 2023 erano stati registrati nel Paese 93 casi autoctoni di Chikungunya.
West Nile e Chikungunya, perché gli esperti parlano di un nuovo scenario
Il cambiamento non significa che West Nile e Chikungunya abbiano oggi la stessa diffusione. Il primo virus presenta già una circolazione autoctona significativa, mentre i casi di Chikungunya registrati nel 2026 fino a fine luglio erano esclusivamente importati.
La preoccupazione degli esperti riguarda la combinazione di più fattori. Zanzare capaci di trasmettere determinati virus sono presenti sul territorio, le temperature possono prolungarne l’attività e la mobilità internazionale aumenta la probabilità che una persona infetta rientri in Italia durante la fase in cui il virus è presente nel sangue.
Se una zanzara competente punge quella persona, può successivamente trasmettere il virus ad altri individui e dare origine a una catena locale di infezioni.
Per questo l’ISS mantiene una sorveglianza specifica sulle arbovirosi, che comprende West Nile, Usutu, Chikungunya, Dengue, Zika e altre infezioni trasmesse da artropodi. L’obiettivo è individuare rapidamente i casi e intervenire prima che eventuali focolai si allarghino.

