Copenaghen non è così lontana da Bruxelles. Il programma del nuovo governo di centrodestra della Danimarca è molto meno euroscettico di quello che si temeva. Gli estremisti di Dahl sono rimasti fuori dall’esecutivo che ha chiesto un referendum, da tenere entro il 2015, per decidere su un nuovo accordo più flessibile con l’Unione Europea in materia di giustizia, area in cui al momento Copenaghen ha un’ampia autonomia. Già il precedente governo di centrosinistra aveva paventato la possibilità di un referendum sul tema. La Thorning Schmidt aveva infatti raggiunto un accordo con alcuni partiti allora all’opposizione (quello liberale, quello conservatore e quello socialista) sulla cooperazione con l’Unione Europea circa alcune questioni riguardanti giustizia e sicurezza.
L’accordo prevedeva, in particolare, una piena adesione all’Europol, l’adozione delle direttive per il contrasto ai crimini informatici, alla pedofilia e al traffico di essere umani. Resterebbe però una chiusura rispetto alle politiche sull’immigrazione e il diritto d’asilo, sulle quali la Danimarca conserverebbe la propria autonomia. Il tutto però da sottoporre un referendum che era inizialmente previsto per aprile 2016 ma che il nuovo governo chiede appunto di anticipare entro l’anno.
Per ora la nuova coalizione di centrodestra non sembra intenzionata a indire referendum su altri ambiti delle relazioni comunitarie come la Difesa e il diritto alla cittadinanza. Il programma presentato dal nuovo governo è molto meno aggressivo di quello che ci si aspettava dopo il risultato delle urne. Molti si attendevano la volontà di rimettere in discussione tutti gli accordi vigenti con l’Ue ma alla fine ha pesato la decisione del Partito del popolo danese di non entrare a far parte dell’esecutivo. Il partito di Dahl, euroscettico, aveva ottenuto un risultato straordinario alle urne ma alla fine ha scelto di stare fuori dall’esecutivo di minoranza guidato dai liberali di Rasmussen.
L’approccio al referendum di Rasmussen è sostenuto dalla maggior parte degli altri partiti nel Parlamento danese, nonostante l’opposizione del Partito popolare danese, che è contro un’ulteriore integrazione nell’Ue. Rasmussen ha anche respinto le richieste del Partito popolare danese di istituire controlli di frontiera, in violazione dell’accordo di Schengen del liberi flussi di persone. “I controlli devono rispettare Schengen”, ha affermato Rasmussen. Il nuovo esecutivo dovrà comunque rafforzare le leggi sull’immigrazione per mantenere il sostegno in parlamento. Pronti anche tagli allo sviluppo. Ma il programma è molto meno euroscettico di quello che si poteva pensare. O temere.

