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Stime Ue: cresce il debito, deficit al 3%. Lo spettro della procedura d’infrazione

La Commissione Ue pubblica le previsioni per il 2015. Boom del debito pubblico italiano. Ma a preoccupare Padoan e Renzi è la procedura di infrazione per deficit eccessivo. L’analisi

Crescita negativa nel 2014 e una timida ripresa nel 2015. Le previsioni della Commissione europea sulla salute dell’economia dell’Europa non danno di che brindare. Secondo i tecnici di Bruxelles nel 2015 il debito pubblico italiano toccherà un nuovo record arrivando al 133,8 per cento del Pil. Le cose dovrebbero migliorare invece dal punto di vista della ripresa economica. L’Italia, che quest’anno segnerà un meno 0,4 per cento, l’anno prossimo dovrebbe arrivare ad un più 0,6.

“Dopo un’ulteriore contrazione della produzione economica nel 2014, ci si attende che l’accelerazione della domanda esterna guidi una fragile ripresa nel 2015″, sostenuta anche da “un più basso tasso di cambio”, spiegano da palazzo Berlaymont. A non ridere, d’altronde, è tutta l’Eurozona, che nel 2015 dovrebbe segnare un misero più 1,1 per cento.

Quello che preoccupa Padoan però non è la crescita che si fa attendere, né il giudizio definitivo che la Commissione Juncker darà della Legge di Stabilità a fine mese. Pesano piuttosto le analisi sugli squilibri macroeconomici che vedono l’Italia sul lettino del medico. Mercato del lavoro, market share e debito eccessivo sono alcuni dei capitoli sui quali l’Italia potrebbe essere bocciata il prossimo anno.

Ma è il deficit al 3% a creare i maggiori problemi. L’Italia si trova proprio al limite e la Commissione potrebbe decidere di aprire una procedura di infrazione. Un meccanismo complesso, ma in alcune parti semi-automatico che, se sanzionerà l’Italia, metterà Roma dietro la lavagna insieme a Parigi (che dal 2009 non rispetta i vincoli europei).

Le conseguenze sarebbero su due piani: quello economico e quello politico. La Commissione europea può presentare al Consiglio una relazione sulla situazione dei conti pubblici italiani. Se lo stato di salute delle finanze dovesse essere ritenuto preoccupante, il Consiglio potrebbe adottare delle raccomandazioni e persino arrivare a delle sanzioni.

Renzi non vuole arrivare a tanto. Il suo scopo è quello di fare pressioni sulla nuova Commissione perché allenti la presa del rigore. Ma per farlo ha bisogno di dimostrare di “aver fatto i compiti a casa”. Ecco perché una eventuale bocciatura avrebbe conseguenze devastanti, al di là delle multe da pagare.