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Dieselgate, Strasburgo chiede chiarezza. Evi: “A Bruxelles sapevano”

Dieselgate, Strasburgo chiede chiarezza. Evi: “A Bruxelles sapevano”
Volkswagen auto truccate (2)
Il Parlamento europeo chiede che la Commissione Ue faccia chiarezza sullo scandalo Volkswagen. “Ci sono documenti che provano che a Bruxelles sapevano dei software incriminati, ma non si è fatto nulla per le pressioni delle lobby”. L’intervista ad Eleonora Evi, eurodeputata 5Stelle e membro della Commissione per l’ambiente e la sanità pubblica

Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani

Onorevole Evi, oggi il Parlamento europeo ha approvato una mozione sul caso Volkswagen. Di che cosa si tratta?
“Oggi abbiamo avuto una discussione in Aula con Elzbieta Bienkowska, Commissario europeo per il mercato interno e l’industria. Abbiamo chiesto che sia fatta luce sulla portata dello scandalo. Servono dati certi sul numero dei veicoli coinvolti, sulla loro distribuzione e sull’entità dello scostamento tra i dati reali e quelli dichiarati”.

 

Secondo lei che cosa bisogna fare una volta verificati questi dati?
“Bisogna tutelare i consumatori e l’ambiente, le vere vittime di questa truffa. Non so quale sia la soluzione ottimale, certo è che chi ora guida una macchina che monta il software incriminato deve essere risarcito: togliendo il software, modificando il motore o ritirando tutte le auto”.

 

Questo scandalo si poteva evitare?
“Il punto è proprio questo: l’Europa va sempre a traino, devono scoppiare gli scandali perché si mobiliti. Se per la tracciabilità della carne c’è voluto lo scandalo della mucca pazza e per la redistribuzione dei migranti c’è voluta una ecatombe, forse per fare chiarezza anche nel settore delle emissioni dei veicoli a motore serviva il dieselgate”.

L’Europa è colpevole di negligenza nel controllare queste case automobilistiche oppure ha chiuso gli occhi per favorire qualcuno?
“Qui ci troviamo davanti ad un caso in cui le lobby hanno chiuso gli occhi al controllore. Il Centro di ricerca europeo di Ispra aveva già riscontrato anomalie nel 2011 e poi aveva ancora lanciato l’allarme nel 2013. Ma è rimasto inascoltato. Ora noi chiediamo che tutti i dati dei test vengano resi pubblici nella loro interezza”.

La Commissione europea sapeva di questa truffa?
“Nel 2014 è stata la stessa Commissione che ha prodotto un documento in cui dichiarava che esistevano dei software in grado di ingannare i test sulle emissioni. È impensabile che poi nessuno abbia fatto dei controlli, ci devono essere state delle pressioni da parte di certi gruppi industriali”.

Ora bisogna approvare nuovi test?
“Bisogna che ci siano test molto più stringenti sui veicoli che dichiarano certe emissioni, in modo che nuovi scandali siano evitati. Ma già si vedono le pressioni di certi governi perché il rigore sia annacquato o rimandato. Ma una cosa è certa: con questo scandalo non ci sono più i Paesi di serie A e B. Siamo stati ingannati proprio da chi faceva della precisione e della correttezza un valore fondante”.