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Mercato della Co2, industria a rischio. “Dall’Ue provvedimenti penalizzanti”

Mercato della Co2, industria a rischio. “Dall’Ue provvedimenti penalizzanti”
fabbrica ciminiera inquinamento 500 (3)
Bruxelles vuole alzare il prezzo dei titoli per le emissioni di gas serra. “Ma così verranno penalizzate le imprese italiane”, lancia l’allarme ad Affaritaliani.it Massimiliano Salini, eurodeputato di Ncd in commissione Industria. “Renzi intervenga”

Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani

Onorevole Salini, lei questa sera incontrerà 170 imprenditori provenienti da tutto il Nord Ovest, quali sono i problemi che le aziende devono affrontare in questo momento?
“Fin da quando ero presidente della provincia di Cremona ho visitato le imprese del territorio per capirne i problemi e le prospettive. I nodi principali sono la burocrazia, i costi del personale e dell’energia”.

Lei è membro della Commissione Industria del Parlamento europeo, che cosa state facendo a Bruxelles per semplificare la vita delle imprese?
“In questo momento si sta lavorando sulle nuove politiche energetiche. Per l’industria è una delle prime voci di costo. Soprattutto in settori come l’acciaio, l’alluminio, la carta, il cemento e la chimica”.

Quali provvedimenti sono in agenda?
“Si sta discutendo di una riforma del mercato degli Ets e sull’ipotesi di costituzione di una riserva”.

Che cosa cosa sono gli Ets?
“Ogni azienda inquinante deve comprare questi titoli per poter emettere in atmosfera anidride carbonica. I titoli hanno un costo e più una azienda inquina più paga. È un modo per incentivare una industria verde”.

Negli ultimi temi però i prezzi degli Ets sono crollati, come mai?
“L’industria viaggia a marcia ridotta e quindi emette meno Co2. La sovrabbondanza di titoli ha causato un crollo del loro valore. C’è una parte della politica che vuole togliere dal mercato una fetta di questi Etf in modo da far salire il prezzo da 5 euro a tonnellata a 20-30 euro”.

Quali effetti avrebbe sulle imprese?
“Devastante. La crisi sta già mettendo a dura prova la tenuta delle aziende, un provvedimento del genere significa far spendere 7 miliardi in 10 anni per le acciaierie, 8 miliardi per il settore dell’alluminio e 5 miliardi per quello del cemento. Bisogna trovare un giusto equilibrio che consenta alle industrie di non essere ammazzate da un ulteriore aumento dei costi”.

Bisogna privilegiare la ripresa economica alla qualità dell’aria?
“L’Unione europea è responsabile per il 10% delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera. Mi sembra irragionevole porci l’obiettivo di un ulteriore riduzione dell’80% entro il 2050, come la Commissione vuole fare”.

Il governo italiano quale posizione ha preso a livello di Consiglio sugli Ets?
“La rappresentanza del governo italiano presso l’Unione europea ha comunicato alla Commissione una posizione a sostegno di una riduzione degli Ets a partire del 2017. Una posizione che non mi aspettavo da un Presidente del consiglio che si è sempre speso a parole a favore delle imprese. Se poi pensiamo a cosa sta succedendo con le Popolari….”

Che cosa sta succedendo?
“Con il decreto varato dal governo si sono aperte le porte di un pezzo del nostro sistema bancario al capitale straniero, ci sarà un vero assalto”.

Che cosa ne deduce?
“Che si profila un modello di sviluppo che non punta sul manifatturiero ma sul settore finanziario”.

A proposito di finanza, che cosa pensa del Fondo strategico di Juncker?
“La mia valutazione di partenza è positiva. È un piano molto ambizioso, forse troppo, visto che ha una leva finanziaria di uno a quindici. Mi auguro che vengano recuperate ulteriori risorse, magari dal Fondo Salva Stati, per abbassare questa leva e poter finanziare progetti con rendimenti minori”.

Dubita che si riescano a smuovere 315 miliardi con un capitale iniziale di 21?
“Un leva del genere è possibile per investimenti altamente remunerativi. Ma se prendiamo l’esempio delle reti ferroviarie, di cui l’Europa ha bisogno, è improbabile che un privato investa con delle prospettive di guadagno così basse sul lungo periodo”.

La Spagna ha lanciato un fondo di garanzia per le Pmi da 3,2 miliardi partendo da 800 milioni di fondi strutturali europei. Anche l’Italia potrebbe fare qualcosa di simile?
“E’ di sicuro una cosa intelligente. La leva è di uno a quattro, quindi realistica. Il governo italiano non ha individuato soluzioni di questo tipo, ma mi auguro che lo faccia presto”.

Il Quantitative easing lanciato da Draghi potrebbe aiutare il settore manifatturiero?
“Credo di sì e se aggiungiamo anche il calo verticale del prezzo del petrolio ci sono buoni segnali”.

Non c’è il rischio che i soldi del Qe si fermino a livello bancario, senza arrivare alle imprese?
“Il rischio c’è”.