DOPO IL REFERENDUM TURCHIA SEMPRE PIU’ LONTANA DALL’UE
L’esito del referendum turco, favorevole a Erdogan anche se le polemiche sul risultato sono più vive che mai, allontana forse irreparabilmente la Turchia dall’Europa. L’ingresso di Ankara nell’Ue sembra tramontato e, anzi, con i nuovi poteri di Erdogan il paese sembra semmai destinato a entrare a pieno titolo nella sfera del Medio Oriente.
Toia (Pd): “Riforma incompatibile con Ue e voto irregolare”
Dall’Ue gli attacchi a Erdogan sono stati bipartisan. “Con il referendum costituzionale in Turchia il presidente Erdogan allontana il Paese dall’Europa e mette a rischio la democrazia. Per questo da Bruxelles dobbiamo rapidamente mandare un segnale di inequivocabile fermezza”, ha dichiarato la capodelegazione degli eurodeputati Pd, Patrizia Toia. “L’Osce ha confermato che il voto è irregolare ed Erdogan deve sapere che l’attuazione di una riforma simile, per altro approvata da un referendum dall’esito incerto e dalla regolarità più che dubbia, porterà alla sospensione del negoziato per l’adesione della Turchia all’Ue. Non accetteremo l’introduzione di un regime autoritario in Turchia. Qualsiasi riforma deve essere fatta nel modo più consensuale possibile”.
FONTANA (LEGA): “ERDOGAN MINACCIA, FERMARE FONDI E ACCORDI CON ANKARA”
“Da oggi la Turchia è una minaccia ancora più aggressiva per l’Europa. Con la vittoria del referendum il regime islamista di Erdogan, che reprime il dissenso e incarcera i giornalisti, avrà nuovi e più ampi poteri e potrà durare fino al 2029” dice invece l’europarlamentare e vicesegretario federale della Lega Nord Lorenzo Fontana. “Per l’Europa diventa ancora più urgente interrompere l’erogazione dei fondi di pre adesione alla Turchia e frenare la politica degli accordi con Ankara, già usati da Erdogan come arma di ricatto. La propaganda islamista di Erdogan è una miccia accesa per le comunità islamiche in Europa”.
ERDOGAN: “POTREMMO CONVOCARE REFERENDUM SULL’UE”
Dal canto suo il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha anticipato che potrebbe indire un referendum sull’adesione all’Unione Europea. “Cosa ci fanno fare da 54 anni a questa parte alla porta dell’Ue? Aspettare!”, ha tuonato, parlando alla folla riunita davanti al Palazzo presidenziale ad Ankara. E, rispondendo agli avvertimenti arrivati da Bruxelles e da altre capitali europee su una possibile sospensione dei negoziati di adesione, ha replicato: “Ci siederemo e discuteremo e potremmo tenere un referendum su questo”.
DIALOGO OBBLIGATO UE-ANKARA SU MIGRANTI E SIRIA
Ma al di là delle dichiarazioni di facciata c’è un fatto che sicuramente né Erdogan né soprattutto Bruxelles può dimenticare: l’accordo sui migranti. Per l’Unione europea è fondamentale la tenuta dell’accordo. I tre milioni di profughi presenti in Turchia sono stati utilizzati più volte da Erdogan come uno spauracchio negli scorsi mesi e probabilmente sarà ancora così. A meno di non vedersi di nuovo riempite le isole greche l’Ue dovrà buttare giù qualche boccone amaro e mantenere il dialogo con Erdogan, probabilmente facendo anche qualche concessione.
LA SPINA DEI TURCHI EUROPEI PRO ERDOGAN
Ma le brutte notizie per l’Europa non sono finite qui. Il dato più clamoroso del voto turco è infatti il 60% abbondante dei Sì arrivati dal voto all’estero. Una percentuale altissima e probabilmente decisiva per la vittoria di Erdogan, la cui propaganda ha evidentemente fatto presa proprio tra i cittadini turchi residenti nei diversi paesi dell’Ue. In Germania e Olanda, proprio i paesi nei quali la tensione con Ankara è stata più alta, si è andati ben oltre il 60% con la vittoria del Sì. Un dato che deve far riflettere. Di fronte allo scontro diplomatico e alla polarizzazione gli immigrati turchi hanno deciso chiaramente di stare con Erdogan. Ora i paesi europei si ritrovano dunque in casa dei cittadini pro Erdogan e dunque molto critici verso i paesi nei quali vivono, con tutte le conseguenze sociali che ciò può comportare.
