McDonald’s, Ikea, Google, Amazon, Hsbc, Fiat Chrysler. Sono i colossi multinazionali che rifiutano il dibattito sui loro presunti privilegi fiscali. Lo denuncia il Parlamento europeo che mette in rete la lista di chi non vuole dare chiarimenti al Fisco Ue. Secondo l’istituzione comunitaria queste grandi multinazionali si sarebbero rifiutate di spiegare le loro condizioni fiscali.
L’Assemblea, nelle scorse settimane, ha convocato direttamente tutti i principali player con sede in Europa. E, in quasi tutti i casi, ha incassato solo una serie di cortesi rifiuti. Il nodo, come sempre, è quello del tax ruling, vale a dire la pratica in base alla quale una società tratta il trasferimento della sua sede in uno Stato, chiudendo prima informazioni sul regime fiscale che le verrà riservato. Una pratica in realtà del tutto lecita. Ma Bruxelles sospetta che ad alcuni di questi colossi possa essere riservato un trattamento di favore dai paesi che li accolgono fiscalmente.
Pochi giorni fa, per questo motivo, sono state chieste informazioni all’Italia e ad altri 14 paesi membri e più di una volta in passato è stato adombrato la presenza di aiuti di Stato. Il Parlamento Europeo ha nel frattempo attivato una commissione speciale, presieduta da Alaine Lamassoure (Ppe), per andare a fondo della questione. La commissione aveva appunto chiesto alle multinazionali di presentarsi per un giro di colloqui. Colloqui che non sono mai avvenuti, almeno per il momento.
La reazione del Parlamento è stata piuttosto dura ed è stato deciso, appunto, di pubblicare i nomi dei colossi che per ora non hanno accettato l’invito. Poi ce ne sono altri che hanno preso tempo, come Coca Cola, Barclays, Walt Disney e Facebook. L’unica grande multinazionale ad aver accettato subito è stata la francese Total. Altri colloqui sono previsti per il 23 giugno e il 2 luglio.

