L’inflazione, i conti pubblici e la prossima manovra. Dal collegamento con il Portofino Talks, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha affrontato i principali dossier economici sul tavolo del governo, guardando anche agli effetti che il quadro internazionale potrebbe avere sull’economia italiana. A preoccupare il ministro è soprattutto la dinamica dei prezzi, in un contesto segnato dai conflitti in corso e dalle conseguenze sulle forniture energetiche. “L’onere del debito ha cominciato a salire in modo preoccupante, c’è stato anche l’intervento della Bce e poi della Fed che hanno alzato i tassi di interesse”, ha detto Giorgetti. Ma, secondo il ministro, l’origine dell’inflazione va cercata soprattutto “negli shock dal lato dell’offerta, e non tanto dal surriscaldamento dell’economia”.
Una politica monetaria più restrittiva può avere un effetto, ma non sarebbe sufficiente a intervenire sulle cause del fenomeno. Il quadro potrebbe ulteriormente peggiorare se i conflitti dovessero proseguire. “L’inflazione, se le due guerre in corso continuano in questo modo, inesorabilmente è destinata ad aumentare”, ha affermato.
Sul fronte dei conti pubblici, il prossimo appuntamento è quello con i dati dell’Istat sul rapporto deficit/Pil del 2025, attesi il 22 settembre. Dal dato definitivo dipenderà anche l’eventuale uscita dell’Italia dalla procedura di infrazione europea aperta nel 2024. Giorgetti ha rivendicato l’autonomia dell’istituto di statistica rispetto alla politica: “Istat dovrà dare i suoi dati, li aspettiamo, sappiamo che agisce con assoluta indipendenza rispetto alla dimensione politica: prenderemo atto delle loro decisioni”.
Le legge di bilancio
La partita più strettamente politica ed economica riguarda però la prossima legge di bilancio. Il ministro ha indicato con chiarezza l’obiettivo sul fronte fiscale, quello di intervenire sul carico tributario del ceto medio e sostenere la competitività delle imprese. “Certo, questo è l’obiettivo per cui stiamo lavorando da quattro anni, ovviamente vogliamo chiudere nel migliore dei modi”, ha spiegato Giorgetti.
Nel bilancio del governo rientrano anche gli interventi già realizzati sul cuneo fiscale e contributivo. Il ministro ha ricordato le “diverse decine di miliardi di abbassamento dell’imposizione fiscale” realizzate negli anni scorsi, sostenendo però che l’impatto politico di queste misure sarebbe stato meno evidente rispetto ad altri provvedimenti. “Mi rendo conto che questo non è stato esattamente percepito. Ha fatto più clamore l’eliminazione del bollo rispetto a 40/50 miliardi di riduzione di tasse e contributi“.
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Sul bollo auto, Giorgetti ha confermato l’intenzione di rendere strutturale l’intervento. “Abbiamo intenzione di renderlo completamente strutturale. L’obiettivo è chiudere la legislatura raggiungendo il maggior numero di risultati coerenti con quello che era il nostro manifesto elettorale”, tenendo conto del fatto che “la situazione attorno è un po’ cambiata”.
Infine, il capitolo dell’energia e dei rapporti con Bruxelles. Il governo ha già inviato la lettera per avviare la procedura di deroga al Patto di stabilità relativamente alle spese energetiche. “Abbiamo già mandato la lettera per avviare la procedura della deroga al patto con il riferimento alle spese dell’energia”, ha spiegato Giorgetti. L’ammontare massimo dello spazio richiesto è dello 0,6%. Il ministro si è detto fiducioso sulla risposta europea: “Credo che la Commissione sarà aperta a concederci questo spazio”.


