Le camere a gas sono state solo un “dettaglio” della Seconda Guerra Mondiale: affermazione scioccante ma non nuova per Jean-Marie Le Pen, fondatore del Front National, che però stavolta ha subito la condanna non solo dei gruppi per i diritti umani ma anche della figlia, Marine, che da qualche anno lo ha sostituito alla guida del partito ultra-nazionalista.
In un’intervista all’emittente francese Bfmtv, l’anziano patriarca ha ribadito convinzioni già espresse più volte, rivendicando di dire “ciò in cui credo: le camere a gas sono state un dettaglio della guerra”. “L’ho ribadito perché credo che sia la verità e nessuno dovrebbe esserne scioccato”, ha aggiunto. Un ‘cavallo di battaglia’ del leader anti-semita inaugurato nel 1987, ripetuto dieci anni dopo a Monaco, di nuovo nel 2008 e anche nel 2009.
Contro di lui, si sono scagliati non sono attivisti contro il razzismo e associazioni ebraiche, ma anche la figlia Marine: “Non c’è niente di nuovo, sono profondamente in disaccordo con Jean-Marie Le Pen sia nella forma che nel contenuto”. Da quando ha preso le redini del partito, la figlia ha operato una profonda operazione di maquillage, trasformando l’immagine del partito e conquistando così una nuova ondata di consensi. Da qui, la presa di distanza rispetto al padre su alcuni temi critici.
Il timore della Le Pen è che le uscite del padre possano allontanare l’elettorato moderato, essenziale per vincere le elezioni presidenziali del 2017. Elettorato che, a dire la verità, ha già in parte lasciato la sponda del Front National per tornare a casa, da quell’Ump guidato da Sarkozy che ha vinto le Amministrative della settimana scorsa.

