Ricchezza, in Italia il 5% delle famiglie possiede più della metà del patrimonio: la fotografia della Cisl
La ricchezza delle famiglie italiane continua a crescere, ma lo fa a un ritmo più lento rispetto alle principali economie europee e con una distribuzione sempre più concentrata nelle fasce più abbienti. Alla fine del 2025, il 5% delle famiglie più ricche deteneva il 50,2% della ricchezza netta complessiva, mentre alla metà meno ricca della popolazione spettava appena il 7,3%. È il quadro delineato dall’Osservatorio sulla ricchezza delle famiglie della Fondazione Fiba di First Cisl, elaborato sulla base dei dati Bce ed Eurostat e ripreso dal Sole 24 Ore. Secondo l’analisi, alla crescita più contenuta dei patrimoni si accompagna una dinamica debole dei redditi e una riduzione della capacità di risparmio, elementi che hanno contribuito a modificare la distribuzione della ricchezza nel Paese.
Il confronto con l’Europa
Nel 2025 la ricchezza netta delle famiglie italiane ha raggiunto quota 11.333 miliardi di euro. In Germania il valore è arrivato a 19.867 miliardi, in Francia a 14.054 miliardi e in Spagna a 8.484 miliardi.
Il confronto con il 2015 evidenzia una distanza ancora più marcata. In dieci anni la ricchezza delle famiglie italiane è aumentata del 22,8%, contro l’87,3% della Germania, il 56,6% della Spagna e il 42% della Francia. Di conseguenza, il peso dell’Italia sul totale della ricchezza delle famiglie dell’Eurozona è sceso dal 21,7% al 16,5%.
Una quota significativa della crescita italiana è arrivata dalle attività finanziarie. Dal 2015, circa 937 miliardi di euro, pari al 45% dell’aumento complessivo, sono riconducibili ad azioni non quotate e altre partecipazioni. Si tratta di strumenti finanziari detenuti in larga parte dalle famiglie con patrimoni più elevati. L’incremento è stato particolarmente marcato tra il 2020 e il 2025.
Redditi e risparmio rallentano
A incidere sulla capacità delle famiglie di accumulare ricchezza è anche l’andamento dei redditi. Tra il 2015 e il 2025 il reddito disponibile lordo è passato da 1.132,8 a 1.455 miliardi di euro, con una crescita del 28,4%. Nello stesso periodo, però, l’incremento è stato più consistente negli altri grandi Paesi europei: +48,3% in Germania, +41,1% in Francia e +53,8% in Spagna. Anche il risparmio ha registrato una crescita più contenuta. Il risparmio lordo delle famiglie italiane è passato dai 125,7 miliardi del 2015 ai 161,1 miliardi del 2025, con un aumento del 28,2%. Il tasso di risparmio lordo si è attestato nel 2025 al 10,7%, contro una media del 14,3% nell’Eurozona.
Il patrimonio immobiliare continua a rappresentare una componente centrale della ricchezza delle famiglie italiane. Secondo l’Istat, circa il 74% dei nuclei familiari vive in una casa di proprietà. Tuttavia, anche il valore degli immobili è aumentato meno rispetto alla media europea. Ponendo il 2015 uguale a 100, nel 2025 l’indice dei prezzi delle abitazioni italiane è arrivato a 116,1. Nell’Eurozona ha raggiunto 153,7, mentre si è attestato a 152,7 in Germania, 127,3 in Francia e 180,6 in Spagna.
Il dato più significativo riguarda però la distribuzione dei patrimoni. Nel 2010 il 10% delle famiglie più ricche possedeva il 52% della ricchezza netta complessiva. Quindici anni dopo la quota è salita al 60,6%. Ancora più evidente è la concentrazione nella fascia più ricca: il 5% delle famiglie con i patrimoni maggiori è passato dal detenere il 39,9% della ricchezza nazionale nel 2010 al 50,2% nel 2025.
Le attività finanziarie concentrate nelle famiglie più ricche
La distribuzione delle attività finanziarie conferma la forte concentrazione dei patrimoni. Secondo l’analisi, il 10% più ricco delle famiglie possiede oltre il 93% delle azioni quotate e il 98,3% delle partecipazioni non quotate. La stessa fascia detiene inoltre più dell’82% delle quote dei fondi comuni e oltre i tre quarti dei titoli di debito e delle polizze vita. Di contro, la metà meno ricca della popolazione sostiene quasi il 38% dell’indebitamento complessivo delle famiglie.
Per la Cisl, questi dati indicano un progressivo ampliamento della distanza economica tra le diverse fasce della popolazione. La segretaria generale Daniela Fumarola ha sottolineato che negli ultimi quindici anni la ricchezza si è concentrata maggiormente nelle fasce più abbienti, mentre il ceto medio ha risentito della perdita di potere d’acquisto legata all’inflazione e della debole crescita dei redditi.
Il tema viene ripreso anche dal segretario generale di First Cisl, Riccardo Colombani, secondo cui, senza una crescita stabile del Pil e delle retribuzioni, la concentrazione dei patrimoni nelle fasce più ricche potrebbe aumentare ulteriormente. Tra le proposte avanzate dal sindacato c’è la creazione di un fondo nazionale destinato a indirizzare una parte del risparmio privato verso l’economia reale, attraverso garanzie pubbliche e il coordinamento della Cassa Depositi e Prestiti.


