Di Giulia Marani
Ha i toni di un pamphlet e fa l’effetto di un sasso lanciato nell’arena politica, il lungo articolo di Nicholas Sarkozy pubblicato ieri dal settimanale Le Point e dal quotidiano tedesco Die Welt. L’ex presidente francese interviene a gamba tesa nella campagna elettorale, invocando un profondo rinnovamento dell’Unione Europea, che avrebbe come capisaldi la sospensione del trattato di Schengen, da sostituire con un più rigido Schengen II, e la creazione di una “grande zona economica franco-tedesca” capace di assumere una leadership forte, relegando gli altri paesi membri a ruoli di secondo piano.
Pur evitando di sostenere direttamente il suo partito, l’UMP, Sarkozy cerca di allontanare lo spettro di una possibile vittoria del Front National proponendo un modello che riunisce europeismo e difesa dell’identità nazionale, rendendosi appetibile per gli elettori di destra, chiamati ad essere, al tempo stesso, “europei e francesi”.
Secondo l’ex presidente, l’Unione Europea dovrebbe essere rifondata perseguendo una più stretta integrazione tra i paesi membri, ma anche limitando il raggio d’azione di Bruxelles ad alcuni settori ben definiti – l’industria, l’agricoltura, l’energia, la ricerca – e trasferendo il resto delle competenze agli stati nazionali. La leadership della zona Euro dovrebbe essere appannaggio del tandem franco-tedesco, in continuità con l’operato dello stesso Sarkozy, che durante il suo mandato presidenziale aveva spinto così tanto in quella direzione da guadagnarsi il soprannome di “Merkozy”. I due paesi, resi ancora più vicini dalla creazione di una zona economica franco-tedesca che fungerebbe da motore per lo sviluppo economico del continente, avrebbero la missione di guidare gli altri membri, in posizione subalterna.
Un altro tema scottante affrontato è la questione dei flussi migratori all’interno dell’Unione. Strizzando l’occhio al Front National, Sarkozy denuncia il “fallimento senza appello” del protocollo di Schengen, e ne propone la sospensione immediata, con l’istituzioni di un nuovo trattato, battezzato Schengen II, al quale gli stati membri potrebbero aderire soltanto dopo aver riformato la loro politica in materia di immigrazione, rendendola conforme ad uno standard europeo. In questo modo, si eliminerebbe la possibilità per i migranti di entrare in Europa laddove l’ingresso appare più agevole, per poi, “una volta espletata questa formalità, scegliere i paesi nei quali il welfare è più generoso”.
Il testo, tenuto segreto fino al momento dell’uscita del settimanale e pubblicato in Germania con l’avallo della cancelliera Angela Merkel, secondo l’ammissione dello stesso editore, ha suscitato reazioni vive nell’opinione pubblica. Il leader dell’UMP Jean-François Copé si è dichiarato soddisfatto dell’iniziativa, che avrebbe il pregio di incitare i francesi alla mobilitazione, scongiurando il pericolo di un’astensione oltre i livelli di guardia. Secondo Pierre Moscovici, ex ministro socialista in corsa per un posto di commissario europeo, le dichiarazioni dell’ex presidente rappresenterebbero “un atto contro l’Europa”.

