Li chiamano “nativi digitali”, sono i rappresentanti di quelle classi generazionali cresciute con l’informatica. Per loro, internet e tutte le sue derivazioni fanno parte della normalità della vita di tutti i giorni. Da un certo punto di vista corrispondono a quella generazione, nata in Europa a partire dalla metà degli anni Cinquanta, per cui la televisione non era, come per i loro padri, un’innovazione rivoluzionaria, quasi magica, bensì un prodotto che era normale trovare in casa. Così come appariva del tutto logico legare i tempi della giornata a quelli della televisione (“a letto dopo Carosello”, oppure “a cena presto, che poi c’è Mike”).
Ormai i nativi digitali rappresentano la maggior parte, in Europa, degli studenti, dalle scuole inferiori sino all’università, e si aspettano che gli istituti dispongano di tecnologie avanzata.
Ma se la domanda scolastica chiede (anzi, dà per scontata) la disponibilità di strutture di information technology, qual è l’atteggiamento dell’offerta? Qui tra il dire e il fare c’è davvero di mezzo il mare. Da una ricerca condotta da Eiu (Economist intelligence unit) per conto di Ricoh, è emerso infatti che molti dirigenti del Settore dell’Istruzione sono convinti che le nuove tecnologie, come ad esempio la “Realtà Aumentata”, ricoprono un ruolo importante nell’ambito dell’insegnamento migliorando le prestazioni del settore e l’esperienza degli studenti. Oltre la metà dei dirigenti scolastici, è poi convinta che presto il loro settore vivrà cambiamenti tecnologici significativi nei prossimi tre anni. Questi i tre punti principali, auspicati dal campione della ricerca: miglioramento dei processi legati al core business (44%); assunzione di nuovo personale (42%); implementazione di nuove tecnologie (40%).
Ma tutto ciò pare appartenere al mondo dei desideri. La dirigenza scolastica vive con angoscia il problema di dover fare di più con meno risorse. La ricerca mostra, con una percentuale impressionante (98%), che quasi tutti i dirigenti si sentono sotto pressione perché viene chiesto loro non solo di introdurre cambiamenti ma anche di farlo rapidamente per far fronte alle richieste degli studenti.
Ma non è soltanto una questione di risorse finanziarie. Molti istituti scolastici trovano difficile aumentare l’agilità e la velocità mediante la tecnologia, a causa, ad esempio dell’eccessiva burocrazia nei processi decisionali e della visione frammentata di tali processi. Il risultato è che il Settore dell’Istruzione fatica a introdurre cambiamenti e a innovare le modalità operative. Creando un clima di scoramento tra molti allievi. Traducendo tutto ciò in percentuali, per il 44% del campione, l’innovazione viene frenata dalla burocrazia, per il 35% la colpa è da attribuirsi alla mancanza di un approccio comune e condiviso riguardo ai processi decisionali, e, infine per il 31% adeguare la scuola alle nuove tecnologia comporta l’adozione di processi troppo complessi.
