L’agenda per una nuova politica Ue sull‘immigrazione è un primo passo positivo verso un approccio più strutturale e meno emergenziale dei flussi in aumento, ma deve essere attuata in fretta perché non meno di 250/300 mila migranti sono in arrivo in Europa nei prossimi mesi. E’ la valutazione del responsabile europeo dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, la struttura che nell’ambito delle Nazioni Unite si occupa, dal 1951, della questione. “Il principio delle quote è ottimo – ha commentato Eugenio Ambrosi, direttore regionale dell’ufficio Oim a Bruxelles, parlando con l’Agi – e il meccanismo di ripartizione è obiettivo e bilanciato: una volta accettato da tutti, dovrebbe essere efficace, e anche se si parla di piccoli numeri, è importante riuscire a sdoganare il concetto di condivisione”.
Nonostante sia difficile fare stime precise sui migranti in arrivo, perché “la Libia è un buco nero”, Ambrosi ricorda che dal Niger transiteranno nei prossimi mesi fra i 120 e i 150 mila migranti diretti in Libia e poi in Europa: “nel complesso, dovremmo aspettarci non meno di 250/300 mila persone, e molto dipenderà da quanto riusciremo a prevenire il passaggio in Libia”. Infatti, secondo l’Oim, fino a che la situazione in Libia non sarà più stabile occorre lavorare per diminuire le entrate dal sud del paese, difficilmente controllabile. Per questo, è da valutare positivamente la decisione di ampliare la collaborazione con il Niger, come già deciso dal Consiglio Ue, estendendo tale politica anche agli altri paesi confinanti con la Libia. Al contrario, “l’azione contro i trafficanti così come è stata ipotizzata ci lascia perplessi – ha invece aggiunto Ambrosi – non siamo convinti che la militarizzazione di alcuni aspetti di tale azione sia efficace: colpire le navi, che sono solo il punto finale dell’azione criminale dei trafficanti, non necessariamente avrà effetto anche sul nucleo centrale dell’organizzazione dei traffici”. Ecco perché nell’azione futura dell’Europa dovrebbe essere prioritaria la lotta contro la criminalità organizzata non solo nel Nord Africa ma anche in Europa: “nell’agenda Ue manca un riferimento chiaro al fatto che il traffico di migranti rientra nell’azione piu’ complessiva della criminalità organizzata a livello internazionale, che va quindi combattuta anche da questa parte del Mediterraneo”, ha osservato Ambrosi.
