Un chiaro richiamo all’Europa, percorsa in queste ore da mille dubbi e forse qualche egoismo: “i flussi migratori dalla Libia configurano un dramma umanitario senza precedenti”, scandisce Sergio Mattarella parlando di fronte al parlamento tunisino, “l’Europa deve farsene carico collettivamente con senso di responsabilita’, spirito di solidarieta’ e disponibilita’ all’accoglienza”. Il capo dello Stato ribadisce il suo no ad ogni opzione militare per risolvere la questione libica, chiede semmai all’Unione europea di rendersi protagonista di un progetto politico di ampio respiro che avvicini le due sponde del Mediterraneo. Anzi, sembra indicare proprio in questa dimensione la nuova frontiera di una Unione che ha bisogno quanto non mai di ritrovare la propria anima. “Gli europei devono rendersi conto che sono in gioco i valori su cui si fonda l’Ue”, spiega, “e’ cresciuta la consapevolezza, si sta preparando a un cambio di passo, ma e’ indispensabile sviluppare rapidamente una maggiore cooperazione fra i Paesi di origine e di transito dei flussi, e anche di forte contrasto alle reti criminali di trafficanti di essere umani”. Insomma, “Bruxelles deve darsi una nuova missione storica che si ponga l’obiettivo di favorire l’integrazione tra la sponda nord e la sponda sud del Mediterraneo, creando le condizioni per uno sviluppo condiviso di tutti i Paesi dell’area”. Del resto la democrazia puo’ benissimo germinare nei Paesi di cultura araba. E’ proprio il caso della Tunisia, dove Mattarella si reca per ricordare la strage del museo del Bardo avvenuta due mesi fa, e nella quale perirono alcuni turisti italiani.
I terroristi dell’Isis “tentarono di rompere il circolo virtuoso della democrazia“, e non a caso scelsero proprio la Tunisia, “una storia di successo anche per il metodo scelto nella costruzione del sistema democratico”. Non vi sono stati qua confronti sanguinosi come altrove, ma si e’ cercato sempre “un compromesso politico alto e inclusivo fra tutte le forze politiche, economiche e sociali del Paese”. E se proprio i fatti del Bardo ricordano che “una democrazia none ‘ mai conquistata per sempre” e’ vero che la costituzione tunisina del 2014 “riflette una concezione moderna dei diritti e delle cittadinanze” e ad essa si devono “rispetto e ammirazione”. Per questo Mattarella viene a porgere “amicizia e forte sostegno al cammino che e’ stato intrapreso” e “vicinanza alla tradizione democratica che e’ stata da poco avviata”. La Tunisia e’ “un’avanguardia della civilta’ democratica nel mondo arabo, anche in materia della parita’ di genere” e non a caso l’Italia promette di non lasciarla sola. Ne’ sulla strada delle democrazia, ne’ all’interno della comunita’ internazionale. Non a caso il capo dello Stato ricorda gli accordi di cooperazione firmati oggi, e ribadisce che per Tunisi ci sara’ sempre un amico all’interno dell’Unione europea. Una Unione europea che deve rendersi conto che il problema degli immigrati e’ un problema di tutti, senza eccezioni.

