Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani
Ora che Alexis Tsipras ha vinto le elezioni i greci si aspettano che mantenga le promesse fatte in campagna elettorale: fine dell’austerity e fine delle ingerenze della Troika. Per raggiungere il primo punto Syriza ha bisogno di denaro. Assumere nuovi dipendenti pubblici, ridare le tredicesime, introdurre buoni pasto e prezzi dell’elettricità calmierati significa tornare ad indebitarsi. Ma chi è disposto a prestare soldi alla Grecia?
Per ora non la Troika. Il trio Commissione Ue, Bce e Fmi stanno alla porta aspettando che Tsipras avanzi le sue richieste. Oggi Juncker e Draghi si incontreranno proprio per parlare di come rispondere al nuovo governo di Atene. La richiesta è enorme: ristrutturare il debito da 177 punti di pil.
In soldoni significa abbonare una parte dei 322 miliardi di euro di debiti della Grecia. Il 62% dei quali è posseduto dai governi europei che prestarono soldi ad Atene per evitarne la bancarotta. L’Italia è esposta per 40 miliardi, la Germania per 60 e la Francia per 46. Il Fmi ha il 10% del debito greco, mentre la Bce l’8%.
Un taglio del debito significherebbe una perdita netta per i governi europei. Una opzione inaccettabile non solo per la Germania del rigore. Nell’opinione pubblica tedesca si rafforzerebbe l’idea che i paesi del Mediterraneo sono cicale che spendono alle spalle dei popoli nordici. Una ristrutturazione non potrebbe essere accettata né da Berlino, né dalla sua opinione pubblica.
Anche perché a quel punto chi sarebbe disposto a ripagare il proprio debito? Nessun Paese in difficoltà, come la Francia o l’Italia, si assumerebbe l’onere di continuare con le politiche di austerità pur avendo perso i miliardi prestati alla Grecia. E tanto meno Atene potrà decidere di non mantenere unilateralmente i propri impegni con i creditori, a meno di uscire dall’euro.
Che fare allora? Attualmente la Grecia spende il 5% del suo Pil in interessi sul debito, con percentuali molto diverse a seconda del creditore. La mediazione che si potrebbe raggiungere con la Troika prevederebbe una sterilizzazione degli interessi, provvedimento che metterebbe nelle disposizioni del governo circa 9 miliardi di euro. Risorse utilizzabili per alleviare il disastro sociale ellenico. Ma per concedere questo Atene dovrà promettere di continuare sulla strada delle riforme e non tornare a spendere in maniera indiscriminata.
Si salverebbero capra e cavoli insomma. Ma la vera domanda che la Commissione europea e i governi nazionali dovrebbero porsi è se la Grecia potrà mai restituire il suo debito.

