Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Affari Europei » Interessi più bassi sul debito. Ecco la strategia di Tsipras con la Troika

Interessi più bassi sul debito. Ecco la strategia di Tsipras con la Troika

Interessi più bassi sul debito. Ecco la strategia di Tsipras con la Troika
Proteste Grecia Merkel (2)
Commissione europea, Bce e Fmi non accetteranno di ristrutturare il debito greco. Ma Tsipras si accontenterebbe di sterilizzare i tassi di interesse sui quei 322 miliardi di euro. Avrebbe così un 5% di Pil da destinare alle riforme sociali. L’analisi

Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani

Ora che Alexis Tsipras ha vinto le elezioni i greci si aspettano che mantenga le promesse fatte in campagna elettorale: fine dell’austerity e fine delle ingerenze della Troika. Per raggiungere il primo punto Syriza ha bisogno di denaro. Assumere nuovi dipendenti pubblici, ridare le tredicesime, introdurre buoni pasto e prezzi dell’elettricità calmierati significa tornare ad indebitarsi. Ma chi è disposto a prestare soldi alla Grecia?

Per ora non la Troika. Il trio Commissione Ue, Bce e Fmi stanno alla porta aspettando che Tsipras avanzi le sue richieste. Oggi Juncker e Draghi si incontreranno proprio per parlare di come rispondere al nuovo governo di Atene. La richiesta è enorme: ristrutturare il debito da 177 punti di pil.

In soldoni significa abbonare una parte dei 322 miliardi di euro di debiti della Grecia. Il 62% dei quali è posseduto dai governi europei che prestarono soldi ad Atene per evitarne la bancarotta. L’Italia è esposta per 40 miliardi, la Germania per 60 e la Francia per 46. Il Fmi ha il 10% del debito greco, mentre la Bce l’8%.

Un taglio del debito significherebbe una perdita netta per i governi europei. Una opzione inaccettabile non solo per la Germania del rigore. Nell’opinione pubblica tedesca si rafforzerebbe l’idea che i paesi del Mediterraneo sono cicale che spendono alle spalle dei popoli nordici. Una ristrutturazione non potrebbe essere accettata né da Berlino, né dalla sua opinione pubblica.

Anche perché a quel punto chi sarebbe disposto a ripagare il proprio debito? Nessun Paese in difficoltà, come la Francia o l’Italia, si assumerebbe l’onere di continuare con le politiche di austerità pur avendo perso i miliardi prestati alla Grecia. E tanto meno Atene potrà decidere di non mantenere unilateralmente i propri impegni con i creditori, a meno di uscire dall’euro.

Che fare allora? Attualmente la Grecia spende il 5% del suo Pil in interessi sul debito, con percentuali molto diverse a seconda del creditore. La mediazione che si potrebbe raggiungere con la Troika prevederebbe una sterilizzazione degli interessi, provvedimento che metterebbe nelle disposizioni del governo circa 9 miliardi di euro. Risorse utilizzabili per alleviare il disastro sociale ellenico. Ma per concedere questo Atene dovrà promettere di continuare sulla strada delle riforme e non tornare a spendere in maniera indiscriminata.

Si salverebbero capra e cavoli insomma. Ma la vera domanda che la Commissione europea e i governi nazionali dovrebbero porsi è se la Grecia potrà mai restituire il suo debito.