Di Alberto Maggi (@AlbertoMaggi74)
Dopo un lungo silenzio, Giulio Tremonti, senatore eletto con la Lega, parla con Affaritaliani.it delle imminenti elezioni del 25 maggio. L’ex ministro dell’Economia affronta i temi chiave sul tappeto: dall’astensione al cosiddetto populismo, passando per la proposta del Carroccio e della Le Pen di uscire dall’euro. Leggi l’intervista.
Come vede le elezioni europee del 25 maggio?
“Ad oggi è piuttosto facile prevedere che non saranno elezioni normali o banali. Per cominciare il partito prevalente pare essere quello dell’astensione. Un’astensione che non è benevola, non è laissez-faire, non è delega in bianco. All’opposto un’astensione ostile. Troppo in fretta è cresciuta e di troppo per considerarla fisiologica. Navigando sulla rete i segni di un “tumulto” alla Spinoza sono troppo forti e diffusi per essere definiti in modo diverso da un generale sentimento di “riot””.
Oltre all’astensione ci sono poi anche gli euroscettici…
“C’è poi più o meno omogeneo l’altro blocco del “contro-voto”. Quello annunciato in favore dei partiti variamente definiti come “populisti”. Le due famiglie politiche classiche, quella popolare e quella socialista, sommate insieme non fanno dunque la maggioranza degli europei. Se lei guida un’automobile e incontra una montagna non segnata sulla carta geografica si pone una domanda: è sbagliata la carta geografica o è sbagliata la montagna? La politica europea classica tende a dire che è sbagliata la montagna, che a sbagliare sono i popoli. Ciò è curioso soprattuto quando ai popoli vai a chiedere il voto. In realtà l’errore non sta nei popoli, sta in questo modo di vedere e vivere la politica. La politica in Europa si è troppo identificata con l’economia, l’economia con la finanza, la finanza con la moneta. E’ così che una parte ha finito per credersi come il tutto. Questa una “sineddoche” sbagliata. All’opposto la politica deve essere o tornare ad essere sviluppata su un catalogo di valori: dalla paura alla speranza, dalla tradizione al futuro. Deve essere marcata una differenza tra questo catalogo di valori politici e un listino di borsa”.
Secondo lei, l’Italia dovrebbe uscire dall’euro?
“Una volta la minaccia era ‘vi cacciamo dall’euro’. Oggi la minaccia è ‘vi teniamo nell’euro’. Fuori da questa drammatica alternativa, prima di arrivarci, è essenziale e vitale proporre uno schema alternativo: cambiare le condizioni attuali di permanenza. Ad esempio cambiare il cambio. Nel mondo l’euro è l’unica grande moneta passiva, una moneta che subisce il cambio determinato e certo non a suo vantaggio dal dollaro e dal renminbi. Un cambio che spinge l’euro verso l’alto fa comunque bene alla Germania che importa con moneta forte ed esporta prodotti forti che i mercati domandano a prescindere dal cambio. Non è così per le altre economie, certamente non è così per la nostra”.
