Durante l’euro summit del 24 ottobre i capi di Stato e di governo chiesero a Jean Claude Juncker di preparare un documento che indicasse i futuri passi da compiere per arrivare ad una maggiore coesione nell’area euro. Si parlò a quei tempi di governance economica e mai come oggi, con la crisi greca, gli spunti offerti da Juncker hanno profonda valenza politica.
Il report è stato redatto non sono da Juncker, ma anche da Mario Draghi (Bce), da Donald Tusk (Consiglio) e da Jeroem Dijssebloem (Eurogruppo). Un documento presentato giovedì, ma passato quasi inosservato, vista la crisi in Ucraina e in Grecia. Una ‘nota analitica’ che apre a prospettive rivoluzionarie e sottolinea come l’euro sia un progetto politico che ha il compito di portare benefici per tutti i Paesi che ne fanno parte.
Le politiche economiche e fiscali implementate in questi anni dagli stati membri sono, secondo i quattro presidenti, un affare politico che riguarda tutti quanti. La forza o la debolezza di uno Stato sono la forza e la debolezza dell’euro nel suo complesso. Ecco perché squilibri negativi, come il debito greco, o positivi, come il surplus tedesco, devono essere eliminati attraverso le riforme.
Nel corso degli ultimi anni l’Unione europea ha adottato una serie di provvedimenti per governare l’area euro. Nel report si parla dell’Esm (European stability mechanism), dell’Unione bancaria, del Six pact e del Fiscal compact. Ora però servono “concreti meccanismi per un più forte coordinamento delle politiche economiche, della convergenza e della solidarietà tra gli Stati”.
Il punto di riferimento sono gli Stati Uniti, dove la crisi è stata superata molto più velocemente che in Europa grazie ad una maggiore integrazione delle politiche economiche e fiscali a livello federale.
C’è chi in questo progetto vede una necessaria revisione dei Trattati, per dare all’Unione maggiori competenze se non addirittura delle Istituzioni nuove, come un Parlamento dell’area euro, capace di dare valenza democratica ad una unione calata dall’alto. E perfino un budget per la sola eurozona. C’è invece chi propone di varare nuove riforme e accordi.
I quattro presidenti sottolineano la necessità di continuare sulla strada delle riforme strutturali, degli investimenti e della responsabilità fiscale. Mentre le maggiori sfide per il futuro saranno incentivare la mobilità dei lavoratori e creare un mercato unico dei capitali, andando a toccare anche temi di stretta competenza degli Stati come le tasse o il diritto societario.

