Tutto secondo la legge, quella del Lussemburgo almeno. Trecento multinazionali sarebbero riuscite a pagare delle tasse irrisorie sugli utili creando complesse strutture finanziarie e accordi segreti sottoscritti col Fisco del Lussemburgo. Miliardi di euro sottratti alle maglie delle Agenzie delle entrate nazionali sarebbero così confluiti nel Granducato.
Tutto secondo le regole lussemburghesi, ma probabilmente non per quelle europee che ora dovrà indagare. Lo scandalo è emerso grazie al lavoro del “Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi” (Icij) che ha messo le mani su 548 dossier relativi alle operazioni finanziarie.
Il sistema era molto complesso e le multinazionali si facevano aiutare da studi specializzati in questo genere di strategie. Prima di tutto creavano delle società controllate in Lussemburgo, poi convogliavano i ricavi generati in altri paesi nel Granducato e con accordi di favore pagavano tasse irrisorie. La FedEx, sempre secondo l’Icij, avrebbe pagato lo 0,25% di imposte.
Per l’Italia sarebbero coinvolte aziende come Finmeccanica, Unicredit e Intesa San paolo. L’Espresso, che ha pubblicato per l’Italia l’inchiesta, spiega che “la palma va a Procter & Gamble: quasi 80 miliardi di dollari a suon di certificati che coinvolgono anche la filiale italiana di Roma. Segue l’americana Abbott Laboratories: oltre 50 miliardi di dollari. E, ancora, tra i tanti protagonisti, Bayerische Landesbank: 500 milioni di euro; Carlyle Group: 240 milioni di sterline e 150 milioni di dollari; Eon Group: 2,55 miliardi di euro; Gazprom: 4 miliardi di dollari; Glaxo Smith Kline: 6,25 miliardi di sterline; Heinz: 5,7 miliardi di dollari; il fondo Permira, che controlla Hugo Boss insieme ad alcuni membri della famiglia Marzotto: 284 milioni di sterline”.
La vicenda è esplosa sopra la testa di Juncker che all’epoca dei fatti, tra il 2002 e il 2010, è stato ministro delle Finanze e premier. Ancora nessuno si è spinto a chiedere l’impeachment, ma Martin Schulz si è detto “preoccupato di come le operazioni denunciate erano palesemente legali in alcuni paesi” e ha esortato a “lavorare per mettere fine alle pratiche di evasione sistematica delle tasse, in Lussemburgo come in altri paesi”.
Il Presidente della Commissione ha dichiarato che non si occuperà della vicenda essendo coinvolto i prima persona e dal Granducato fanno sapere di aver fatto tutto secondo la legge e di non aspettarsi trattamenti di favore dall’ex premier.
Intanto la commissaria alla concorrenza, Margrethe Vestager, che dovrà indagare, ha detto di essere “in stretta cooperazione con le autorità del Lussemburgo per procedere in modo costruttivo”. La commissaria ha aggiunto che “al momento non abbiamo un’opinione su questi accordi fiscali ne’ su possibili seguiti formali da parte della Commissione”.

