Non essere schierati né con la Russia, né con l’Unione europea ha fatto la fortuna delle piccole isole Faeroe. Questo arcipelago a nord della Scozia ha infatti visto crescere a dismisura il suo export di pesce verso Mosca, a scapito degli altri Paesi che si affacciano sul Mare del Nord.
Dopo l’entrata in vigore delle sanzioni europee nei confronti della Russia, ad agosto 2014, il Cremlino ha risposto mettendo al bando dai supermercati i prodotti importati dagli Usa e dai 28 Stati dell’Unione europea. Niente più mele dalla Polonia, carne dalla Germania o formaggi dall’Italia. Ma anche niente salmone da Danimarca, Scozia o Svezia.
Ecco che allora le piccole isole Faeroe, non facenti parte dell’Ue, hanno avuto campo libero e attraverso un lavoro diplomatico e commerciale hanno riempito il posto lasciato vuoto dai concorrenti. Dall’introduzione dell’embargo le esportazioni di salmone fresco, di cui i russi sono ghiotti, sono aumentate del 627%, con un incasso per l’arcipelago di 71 milioni di dollari, contro i 9,8 milioni del periodo pre-embargo. Niente male per uno Stato con appena 50 mila abitanti.
