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L’Eurogruppo dice sì al Fondo Juncker. Per l’Italia sarà in campo la Cdp

L’Eurogruppo dice sì al Fondo Juncker. Per l’Italia sarà in campo la Cdp
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I Ventotto ministri delle Finanze Ue hanno dato il loro via libera al Fondo europeo per gli investimenti strategici. Renzi annuncia che l’Italia parteciperà con otto miliardi stanziati dalla Cassa depositi e prestiti

I Ventotto ministri delle Finanze Ue hanno dato il loro via libera al Fondo europeo per gli investimenti strategici, lo strumento attraverso il quale saranno erogati i finanziamenti per i progetti nell’ambito del piano Juncker.

Perché questo diventi operativo, a partire dal prossimo luglio, serve solo l’ultimo passaggio al Parlamento europeo. La dotazione iniziale del fondo sarà pari a 21 miliardi, di cui 16 come garanzie pubbliche e 5 versati dalla Bei. A partire da questi, l’obiettivo è mobilitare altri investimenti pubblici e privati per un totale di 315 miliardi in tre anni.

Come ha detto in una conferenza stampa il vicepresidente Jyrki Katainen, “i primi prestiti potranno essere erogati già entro la primavera dalla Bei”, mentre perché il fondo cominci a finanziare progetti occorrerà aspettare “i mesi di settembre o ottobre”.

Oggi l’Italia ha annunciato di partecipare al fondo con 8 miliardi attraverso la Cdp; Katainen ha ringraziato il premier Matteo Renzi e ha ricordato che si tratta del quarto paese ad impegnarsi, dopo Spagna (1,5 miliardi), Germania e Francia (8 miliardi ciascuno).

Non è ancora stato deciso se gli investimenti che i paesi effettueranno nel nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici (Efsi) attraverso le cosiddette “banche di sviluppo” nazionali (per l’Italia la Cdp) saranno considerate escluse dal calcolo del deficit nell’ambito del Patto di stabilità e crescita e del semestre europeo. Lo ha detto, al termine dell’Ecofin che ha approvato il regolamento del fondo, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.

“Il trattamento definitivo ai fini della contabilità degli investimenti che provengono da queste banche di promozione nazionali, come sono chiamate è ancora in sede di definizione – ha osservato – e deve passare dall’approvazione del Parlamento europeo”. Più in generale, anche gli altri dettagli sulla destinazione degli investimenti devono essere ancora studiati, ha detto Padoan: “L’idea generale e’ quella di far confluire le risorse in cosiddette piattaforme di investimento, evidentemente di interesse nazionale”.