L’avanzata dello Stato islamico in Libia preoccupa la comunità internazionale e soprattutto l’Italia. Nelle prossime ore da Roma dovrebbe partire una richiesta a Bruxelles per stanziare maggiori risorse per Frontex, l’Agenzia europea che coordina gli Stati nel controllo delle frontiere e che gestisce Triton.
Il programma europeo, in cui gli Stati hanno fatto confluire uomini e mezzi, ha il compito di pattugliare le coste e salvare i migranti, ma le risorse limitate e i vincoli procedurali hanno causato tragedie degli ultimi giorni. Per questo l’Italia chiederà che siano stanziate risorse aggiuntive ai 90 milioni l’anno assegnati al programma.
Il punto è prima di tutto umanitario. Nessuno in Europa vuole assistere più ai racconti dei superstiti che parlano di migliaia di persone morte affogate mentre cercavano di raggiungere l’Italia. Ma c’è anche un questione di sicurezza nazionale. L’avanzata dell’Isis fa temere che tra i migranti si possano infiltrare anche dei jihadisti.
Oltre il dato umanitario c’è poi da risolvere il nodo del futuro della Libia. Con un governo senza poteri, il territorio è in mano a fazioni, clan e gruppi terroristici. L’Italia ha deciso di chiudere la sua ambasciata (l’ultima occidentale rimasta aperta), mentre Gentiloni ha paventato un intervento militare italiano.
Federica Mogherini si è consultata con Bernardino Leon, inviato speciale dell’Onu per la Libia, e col ministro degli Esteri egiziano per stabilire come procedere. Non si esclude che il tema Libia venga sollevato anche al secondo giorno di lavori del vertice di Washington sulla sicurezza di questa settimana.

