Il 18 marzo il popolo olandese è chiamato alle urne per rinnovare i 12 consigli provinciali. Le elezioni non hanno solo una valenza politica locale, ma avranno anche un risvolto nazionale. A maggio infatti le assemblee provinciali dovranno rinnovare la Camera alta del Parlamento di Amsterdam, che ha diritto di veto sulle leggi votate dalla Camera bassa.
Tutti guardano con interesse al voto, soprattutto per l’avanzata dell’euroscettico e islamofobo Geert Wilders. Il leader del Partito della libertà (Pvv) è infatti in ascesa nei sondaggi che lo danno in testa con circa il 20 per cento dei consensi.
Una vittoria di Wilders alle elezioni locali significherebbe uno stallo dell’azione del governo che avrebbe la strada sbarrata in Parlamento. Il Pvv potrebbe infatti porre il veto sugli atti legislativi approvati dalla Camera paralizzando i lavori dell’esecutivo.
Wilders, da dieci ani sulla scena politica olandese, ha fatto la sua fortuna grazie alla retorica anti-Europa e anti-Islam. Se alle elezioni europee del maggio scorso il suo consenso non è stato schiacciante (aveva preso il 13,3 per cento), alle prossime amministrative potrebbe fare il botto.
Sono due i temi su cui Wilders punta di più. Primo, la lotta all’Islam nel suo complesso. Il Pvv vuole fermare la ‘invasione’ di musulmani, considerati incompatibili con la democrazia. Posizione che gli è costata una condanna per incitamento all’odio razziale, ma che lo ha fatto schizzare nei sondaggi dopo i fatti di Charlie Hebdo.
E poi la retorica anti-euro, considerato un elemento di debolezza per l’economia olandese. Con l’alleato Le Pen, oltre all’islamofobia, Wilders condivide anche il sogno di una Europa dei popoli, un risorgere dei nazionalismi e la lotta alla criminalità.

