Affari Europei
Quando sono gli immigrati a fare la fortuna di un Paese

Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani
Professore, oggi a Bruxelles i leader dei 28 Stati europei decideranno se approvare l'accordo di cooperazione sui migranti con la Turchia. Germania e Italia spingono per arrivare ad un accordo, mentre altri Paesi sono contrari. Qual é il rapporto, anche storico, della Germania con il fenomeno migratorio?
“La Germania è un paese che ha basato tanta parte del suo successo economico, sin dagli anni '60, sulla migrazione. Ha una lunga e complicata tradizione di diverse ondate migratorie e di necessità di integrazione di migranti nella società. La prima ondata era costituita dai migranti tedeschi dell'Europa dell'est e dei vecchi territori della Germania dopo la seconda guerra mondiale. Parliamo di circa 10 milioni di persone. Poi vennero gli 'operai ospiti' dall'Italia, Spagna, dalla Turchia e dalla Iugoslavia negli anni 60 e 70. E infine una importante ondata di migranti di origine tedesca dall'Unione Sovietica, dalla Romania e da altri paesi dell'est europeo, negli anni 80 e 90. Altri 3 milioni”.
Una esperienza positiva, dunque?
“La Germania ha soprattutto esperienze positive con l'integrazione, ma bisogna dire anche che l'integrazione dei circa 3 milioni di turchi non è stato sempre facile, e si è creata una 'sottocultura' turca in certe zone, a dimostrazione che l'integrazione li non ha funzionato. Questo soprattutto per contrasti culturali-religiosi. La maggioranza dei migranti turchi però si è integrata più o meno bene”.
Come si spiega l'ascesa dell'Afd nella Germania est?
“Le regioni dell'est non sono mai state terra di immigrazione e culturalmente sono molto più influenzate dal nazionalismo etnico dell'Europa orientale, già molto prima dell'effettiva separazione delle Germanie nel 1949. L'aspirazione internazionalista della propaganda socialista per 40 anni è stata rifiutata e oggi la gente vede la politica delle 'porte aperte' voluta dalla cancelliera Merkel, come una specie di continuazione di quell'internazionalismo da sempre respinto. Il successo dell'Afd é soprattutto frutto di questo rifiuto storico e di questo nazionalismo chiuso della mentalità nell'est”.
Abbiamo visto che sia in Francia che in Inghilterra, per non dire in Belgio, l'estremismo ha trovato terreno fertile tra gli stranieri di seconda generazione. Esiste un modello di immigrazione che funziona?
“Anche in Germania tanti i migranti di origine russa o est-europea, giunti negli anni '80 e '90, oggi aderiscono al partito xenofobo Afd che vuole la chiusura totale nei confronti dei rifugiati arabi. E' indispensabile fare una politica di integrazione che dovrebbe ispirarsi al tradizionale principio francese - non sempre adottato con successo, bisogna dire - dell'assimilazione. Non bastano solo corsi di lingua e imparare la Costituzione. Molte di queste misure mi sembrano a volte ridicole, perché non creano identificazione con il nuovo Paese e la nuova società, ma danno soltanto strumenti superficiali per una sopravvivenza fisica, economica, facilmente sovvertibile”.
Come si arriva ad una 'vera' integrazione?
“Soprattutto attraverso la tolleranza religiosa e dei diritti umani e civili. Non sono solo le leggi che devono essere rispettate, devono essere anche interiorizzate dai nuovi cittadini. Gli si chiede una profonda conversione culturale. Solo in questo caso si può mantenere una cultura delle porte aperte. Il rispetto della cultura altrui dovrebbe peró essere applicato anche dai noi, quando ad esempio andiamo in paesi con una cultura diversa”.
Molti Paesi, soprattutto dell'est, affermano che esiste un pericolo di islamizzazione della cultura europea. Condivide il timore? Ma l'Europa può ancora dirsi cristiana?
“Quel che più preoccupa la gente è il legame tra religione musulmana e terrorismo islamista. Non è tanto la massa di migranti, in quanto tale, che spaventa, ma il nesso che si stabilisce nella testa delle persone. Si teme che si possa arrivare ad un conflitto culturale il quale si combatterebbe poi in mezzo alla nostra società”.
C'é un'avversione di fondo verso l'Occidente da parte dell'Islam?
“In realtà siamo noi occidentali a nutrire i risentimenti dell'islam con i nostri interventi nei paesi arabi. Interventi non solo militari, ma anche umanitari o per i diritti civili. Certamente partiamo con l'intenzione di migliorare la situazioni socio-economica, che ci sembra intollerabile, ma la percezione delle nostre attività da parte delle popolazioni è tutt'altra. Siamo comunque invasori, colonizzatori che vogliono diffondere un set di valori in un mondo che funziona su altre principi”.
Il fenomeno migratorio e l'ascesa di alcuni partiti estremisti in Europa sono collegati?
“Il Front National francese nasce negli anni '80, quando le dimensioni del fenomeno migratorio, proveniente dalle ex colonie, non erano ancora paragonabili a quelle attuali. Ricordiamo che anche l'Austria aveva già in quei tempi un FPO xenofobo, senza avere avuto colonie. Eppure il Belgio e l'Olanda, non ultimo l'Italia, dove l'ascesa della Lega Nord precede l'immigrazione di massa. Negli anni 80 le nostre società cominciano a dimenticare la lezione della Seconda Guerra Mondiale e il legame tra partiti di estrema destra e un diffuso neofascismo/neonazismo non viene più chiaramente percepito”
Sono forze che sono state sottovalutate?
“Credo che i partiti democratici di governo a lungo hanno sottovalutato questo fenomeno crescente e temo che se non si re-inventano nei programmi, nei toni e nella loro presa sulla popolazione, vedremo prima o poi governi xenofobi e di un conservatorismo nazionalista in Europa, come già succede in alcuni paesi dell'Est”.
La Turchia ha chiesto un maggiore slancio da parte dell'Europa per la sua adesione all'Ue. La Turchia é effettivamente uno Stato europeo?
“La Turchia non entrerà nell'Ue; gioca da 30 anni la carta di un possibile ingresso, ma sa bene che in termini geostrategici ha un ruolo troppo esposto di anello tra l'Europa e il mondo arabo, dal quale cerca di trarre il maggior profitto. Utilizza gli accordi con la Ue per modernizzarsi economicamente e diventare più efficiente, ma non vuole aderire all'Europa; nemmeno i turchi più occidentalisti desiderano un ingresso”.
L'Europa guadagnerebbe da un ingresso di Ankara in Europa?
“L'Europa non ha davvero un interesse di fare propri tutti i problemi del Medio Oriente, di cui la Turchia è un giocatore chiave. L'Ue avrebbe la Siria, l'Iran e l'Armenia ai suoi confini esterni, si dovrebbe risolvere il problema di Cipro e la Russia, che é in conflitto con la Turchia, avrebbe un ulteriore motivo di opporsi alla Ue in questioni come l'Ucraina. Si vedrebbe anzi - giustamente - minacciata da una Europa in espansione, inserendosi nelle sue sfere di interesse, e si comprometterebbero tutte le possibilità di adesione per i paesi dei Balcani, tipo Serbia o Bosnia. All'interno dell'Ue si sposterebbero gli equilibri di forza in un modo che nessuno dei grandi paese dell'Unione veramente vuole”.
La Turchia ha standard europei in termini di diritti?
“La situazione dei diritti civili e umani non corrisponde ai valori dell'Ue, e bisogna lasciare al popolo turco stesso il compito di cambiare la situazione, senza dare l'impressione che sia l'Occidente che ci mette le mani”.
