Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani
Professor Graglia, che cosa può fare l’Unione europea per evitare che la situazione in Libia si deteriori ancora di più?
“L’Unione europea può fare poco o niente visto che la politica estera è ancora una competenza esclusiva degli Stati membri. Bruxelles ha un potere di moral suasion, che però in un contesto di guerra, come quello libico, è inutile”.
L’Ue non ha quindi gli strumenti per intervenire?
“Bruxelles dispone solo solo di soft power, che in questo momento serve a poco. Dalla seconda guerra mondiale in poi i Paesi che hanno influenzato di più la Libia sono stati la Francia e l’Inghilterra, con l’Italia che ha cercato di ritagliarsi un ruolo negli ultimi tempi con Gheddafi. Questo ha portato ad una cacofonia di interventi che hanno causato la situazione di caos attuale”.
Quindi è impossibile che l’Europa prenda una posizione unitaria?
“Credo sia impossibile. L’iniziativa è dei singoli Stati o al massimo di gruppi di essi”.
Stiamo rimpiangendo Gheddafi?
“Il Raìs era un dittatore odioso, ma rappresentava un elemento di stabilità. Può sembrare cinico dirlo, ma una dittatura è meglio di una guerra civile. Ora abbiamo una situazione magmatica in cui le fazioni si fanno la guerra e alcune aziende petrolifere cercano di proteggere i loro impianti assoldando eserciti privati”.
Quali sono i Paesi che hanno interessi in Libia?
“Come ho detto si tratta della Francia, dell’Inghilterra e dell’Italia”.
Dopo la caduta di Gheddafi se ci fosse stato un maggiore impegno da parte dell’Europa dal punto di vista della cooperazione e dell’assistenza umanitaria, le cose sarebbero andate diversamente?
“Purtroppo la Libia, a causa della dittatura di Gheddafi, è sempre stata esclusa dai programmi dell’Unione europea. Quando il Raìs è caduto, l’Ue non aveva strumenti di intervento se non un accordo fumoso di associazione commerciale. Bruxelles quindi non è potuta intervenire per traghettare il Paese verso la costruzione di un sistema democratico”.
Non sono intervenuti neppure gli Stati europei, o sbaglio?
“Sono intervenuti alcuni stati, ma per difendere interessi commerciali e senza avere una coralità di intenti né una strategia definita”.
Ora qual è la strategia migliore per evitare che la polveriera Libia esploda?
“Per decenni gli europei hanno lasciato che fossero gli Stati Uniti a sporcarsi le mani. Dobbiamo metterci in testa che se riteniamo che un’area è importante per i nostri interessi dobbiamo anche intervenire”.
Militarmente?
“La Libia dista una manciata di miglia nautiche dall’Italia. Cosa accadrebbe se si formasse un califfato o uno stato integralista? Se come Occidente abbiamo dei valori dobbiamo essere pronti a difenderli anche con le armi, soprattutto quando l’avversario non ha alcuna intenzione di dialogare”.

