Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani
Mariano Rajoy ce l’ha fatta e dopo la sconfitta delle Le Pen in Francia la marea euroscettica si può dire arginata, almeno per un po’. A Bruxelles tirano un sospiro di sollievo: il Partito popolare, che ha traghettato la Spagna durante gli anni della crisi economica, ha retto, aggiudicandosi il 28,72% dei voti (123 voti). I socialisti sono usciti con le ossa rotte, visto che hanno totalizzato il 22,01% (90 seggi). Come gli analisti aveano previsto prima del voto, Podemos ha conquistato il cuore di molti spagnoli, ma si è fermato al 20,65% (69 seggi). Al quarto posto i centristi di Ciudadanos con 13,93% (40 seggi). Nei guai la sinistra di Izquierda Unida, al 3,67% (2 seggi).
Dal voto spagnolo emergono tre capisaldi. Primo, i cittadini hanno rinnovato, qualcuno direbbe responsabilmente, la fiducia al partito fautore dell’austerity. Due, in Europa il bipartitismo è scomparso, sostituito da schemi multipolari. Terzo, molti cittadini non vedono più nei partiti socialisti l’alternativa a quelli popolari.
Che il voto spagnolo sia una conferma della scelta di Madrid di attuare politiche di austerity piace a Bruxelles, ma anche a molte cancellerie europee, compresa Berlino e Lisbona. La Spagna sta uscendo lentamente dalla recessione. La disoccupazione è ancora alta, il debito è ancora altissimo, ma la gente vede la luce in fondo al tunnel. Il governo Rajoy ha rivendicato la necessità di tagliare, riformare, tirare la cinghia. E i cittadini si sono fidati e ora la Commissione europea ha certificato che nei prossimi anni l’economia di Madrid crescerà.
L’austerity non ha ucciso il paziente. Festeggiano i fautori della linea dura, Berlino in primis, ma anche Paesi che non ci aspetterebbe, come il Portogallo. Anche a Lisbona, che ha ingoiato la medicina amara della Troika, è stato confermato un governo di centrodestra. O l’Irlanda, che dopo le riforme lacrime e sangue ora cresce al 7% annuo. Insomma, non si è ripetuta l’ascesa in salsa ellenica di partiti anti-sistema e anti-Troika, che dopo aver fatto fuoco e fiamme hanno poi dovuto accettare di implementare le riforme richieste.
Rajoy però non si può dire al sicuro. I voti ci sono, ma non sono sufficienti a governare da solo (come successo in Portogallo). Si dovrà alleare, anche se ancora non si sa con chi. C’è chi vorrebbe parlare ai socialisti del Psoe, chi invece guarda al liberista (anche se lui non ama definirsi tale) Albert Rivera, leader dei Ciudadanos. Leader che, cosa inusuale, è un europeista convinto. Uno che vorrebbe gli Stati Uniti d’Europa, con un Fisco comune, un esercito comune, e una politica estera condivisa.
Il bipartitismo, che dalla caduta di Franco aveva retto in Spagna per 40 anni, ora è crollato sotto l’avanzata di Ciudadanos e di Podemos. Il partito di Pablo Iglesias, che molti paragonano al Movimento di Beppe Grillo, ha conquistato ampi consensi, anche se non ha sfondato. Eppure è stato il primo ad aver scardinato il bipolarismo. Si va delineando dunque un sistema quadripolare, con cui molti paragonano l’Italia (Pd, Fi, 5Stelle e Lega).
Ma il crollo del bipartitismo non è un fenomeno italiano, né spagnolo, è europeo. In Francia la Le Pen si è inserita tra i Repubblicani di Sarkozy e i socialisti di Hollande. In Gran Bretagna l’Ukip sta minando il ticket conservatori-socialisti. Tra i grandi Paesi a resistere è solo la Germania, con la Merkel che tiene ferma al centro la barra, seppure anche a Berlino è la grosse koalition a governare.
Eppure a parte l’Italia, in tutti gli altri Paesi i socialisti sono in crisi. Certo, c’è chi dice che il Pd è più un partito di centro, che di sinistra ed è per questo che non retrocede (come aveva capito Tony Blair vent’anni fa). Ma dalla Grecia alla Spagna, passando per la Francia al Portogallo (e Germania), le sinistre sono in affanno. Sono contro l’austerity e a favore dello stato sociale, eppure sono incapaci di catalizzare lo scontento di una larga parte della popolazione impoverita dalla crisi, sconcertata dalle ruberie dei politici e rancorose verso una Europa percepita come una matrigna.

