Di Tommaso Cinquemani
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“Cancellare gli accordi con la Svizzera”. E’ questo, secodno Lara Comi, eurodeputata di FI, l’estrema carta da giocare con Berna dopo il sì al referendum sull’immigrazione. Ad Affaritaliani.it spiega: “La Svizzera non ha ben compreso quali sarebbero le conseguenze nel momento in cui l’Europa tagliasse i ponti. Le banche sarebbero di sicuro colpite”. Comi chiede però autocritica da parte di Bruxelles: “L’Ue deve cambiare e diventare effettivamente un’Europa con il potere politico di fare le riforme e creare le condizioni perché le aziende crescano e assumano”.
Onorevole Comi, l’Unione europea come dovrebbe reagire dopo il referendum svizzero sull’immigrazione?
“E’ necessario aprire un tavolo di confronto, anche perché il Parlamento e il governo di Berna non erano favorevoli a questo referendum. E’ dal 2009 che continuo a mandare lettere all’Alto rappresentante per la politica estera Ashton e al presidente della Commissione Barroso. Abbiamo fatto presente che c’erano problemi di discriminazione nei confronti dei frontalieri. Da Bruxelles ci hanno dato ragione: la Svizzera non rispetta gli accordi. Ma poi non è stato fatto nulla”.
Quali scenari potrebbero concretizzarsi in futuro?
“Io spero che il governo svizzero arrivi ad una soluzione al suo interno, oppure ci sarà un intervento sicuro dell’Unione europea”.
L’Europa deve rivedere gli accordi economici che ha stretto con Berna?
“Assolutamente sì. Io sono dell’idea che se la situazione non cambia l’Ue deve cancellare gli accordi di Schengen. La libera circolazione delle persone non è un principio negoziabile”.
L’Europa è il primo partner commerciale della Svizzera. La leva economica potrebbe spingere il governo di Berna ad impegnarsi per una risoluzione della controversia?
“Penso che in questo caso la Svizzera non abbia ben compreso quali sono le conseguenze che potrebbe avere nel momento in cui l’Europa tagliasse i ponti con la Svizzera. Rimarrebbe isolata e non avrebbe alcun tipo di sviluppo”.
Una parte della ricchezza prodotta in Europa finisce nelle banche svizzere, che perseverano con il segreto bancario…
“Le banche sarebbero di sicuro colpite dalla chiusura delle frontiere. Sul segreto bancario invece l’Europa non ha tavoli aperti perché si tratta di accordi bilaterali tra Paesi. Noi avevamo cercato di fare un accordo europeo per quanto riguarda i frontalieri, ma da Tremonti in poi non si è mai concretizzato. Avrei sperato che Letta lo portasse a buon fine”.
Dopo l’annuncio della vittoria del sì, Marine Le Pen, leader del Front National, e Nigel Farage, dell’Ukip, hanno esultato. A maggio si vota, il referendum svizzero è un campanello di allarme che segna l’avanzata del populismo?
“Non capisco perché esultino. Innanzitutto è un colpo ai lavoratori. Vuol dire che questi leader non vogliono tutelare i lavoratori, come i 60mila frontalieri italiano. Pensano piuttosto a portare avanti la loro battaglia elettorale”.
C’è una tendenza da parte degli Stati a chiudersi su se stessi?
“L’Europa così com’è non va bene, questo è palese, ma tornare ai singoli Stati sarebbe sbagliato. L’Unione deve cambiare, altrimenti vinceranno quelli che vogliono isolarsi. Consideriamo però che la Svizzera non è un paese dell’Ue, quindi è di per sé chiusa in sé”.
L’Italia che cosa può fare per risolvere la situazione?
“Noi abbiamo un grave problema in Italia: molte aziende vanno in Austria o in Polonia perché le condizioni sono più favorevoli. Per evitare questa fuga dobbiamo prima di tutto varare una riforma del lavoro a livello europeo, con una riduzione del cuneo fiscale. Ma questo non si può fare se l’Ue non ha un potere politico. Quello che noi chiediamo è di essere euro-realisti: o l’Ue cambia e diventa effettivamente un’Europa con il potere politico di fare le riforme, oppure ha ragione la Le Pen ed è meglio tornare tutti agli Stati nazionali”.
