Di Tommaso Cinquemani
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“Lo chiediamo all’Europa”, potrebbe essere questo lo slogan che Matteo Renzi lancerà in vista delle prossime elezioni europee. La campagna elettorale entro pochi giorni entrerà nel vivo e il posizionamento del premier non è affatto improvvisto, ma frutto di circostanze oggettive e di un approfondito studio demoscopico e di comunicazione. Il Presidente del Consiglio non può essere euroscettico: primo, perché il Pd non lo è mai stato. Secondo, perché dal primo luglio presiederà il Consiglio dell’Unione europea. Terzo, perché l’Ue è un partner troppo importante da ignorare o contrastare ciecamente. Ecco allora che mentre tutti gli altri partiti abbracciano il credo euroscettico, Renzi ha deciso di fare di un vincolo oggettivo la sua carta vincente.
I sondaggi confermano la bontà dell’intuizione. La maggior parte degli italiani ancora accarezza il sogno di una Europa unita, anche quando si parla di moneta unica. Ma ha perso fiducia nei confronti dell’Unione a causa della crisi economica e del ritornello più volte adoperato dai politici per autoassolversi dai loro fallimenti: ce lo ha chiesto l’Europa. Ecco allora che gli spin doctor del premier hanno avuto l’intuizione, ribaltare la retorica euroscettica in ‘Lo chiediamo all’Europa’. Chiedere un cambio di rotta, maggiore attenzione a chi è stato colpito dalla crisi, investimenti in innovazione, competitività, crescita e soprattutto un orizzonte politico che sia gli Stati Uniti d’Europa.
A confermare questa linea è lo stesso Renzi che in Direzione Pd ha sottolineato: “L’Europa deve riflettere su se stessa, non c’è una persona convinta che il sistema europeo sia quello più efficace. Ma come è possibile affondare la nostra critica contro la burocrazia europea se dobbiamo ancora prendere le ferie in Italia per fare un certificato? Come possiamo dire che c’è un problema di costi in Ue se abbiamo la media più alta d’Europa nel costo dei dirigenti pubblici. Le riforme servono non solo per essere creduti dai cittadini ma anche per essere credibili ai tavoli europei”.
La posizione critica verso le Istituzioni europee ma positiva e di sicuro difficile da sostenere, ma potrebbe rivelarsi vincente. Gli spin doctor infatti hanno fatto il benchmark dei posizionamenti avversari e il fronte euroscettico è sovraffollato in tutte le sue gradazioni di radicalità. Si parte dal Movimento 5 Stelle, da sempre contrario all’Europa, che propone un referendum per uscire dalla moneta unica, l’abolizione del Fiscal compact e l’adozione degli Eurobond.
Sullo stesso livello dei grillini, ma con un accenno più xenofobo, c’è la Lega Nord che in aggiunta ai punti stilati dal comico genovese aggiunge la lotta contro l’immigrazione clandestina (alcuni pensano ad un fronte M5S-Lega-Front National a Strasburgo, ma questa è un’altra storia). Più moderata è Forza Italia, con Berlusconi che si dichiara euroscettico ma che è consapevole che il suo elettorato è spaccato a metà tra chi vorrebbe rottamare questa Unione e chi invece vorrebbe salvarla. La sua è la posizione più scomoda, così come quella di Alfano. Il Nuovo centrodestra chiede genericamente una ‘Europa diversa’, ma la voce dell’ex delfino del Cavaliere stenta a farsi sentire tra quelle dei concorrenti. Infine Sel, che all’interno della lista Tsipras raccoglie il voto degli euroconvinti, quelli che vorrebbero un’Europa forte, vicina ai più deboli e contro le banche e i poteri forti. Un posizionamento vincente, dicono gli esperti, sempre che non si perdano troppi pezzi per strada.

