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LuxLeaks, giovedì il voto sulla mozione di sfiducia. Ma Juncker è al sicuro

LuxLeaks, giovedì il voto sulla mozione di sfiducia. Ma Juncker è al sicuro
Jean Claude Juncker (3)
Il 27 il Parlamento europeo deciderà se appoggiare la mozione di sfiducia presentata da M5S e Fn contro Juncker. Il presidente della Commissione non teme il confronto, ma i franchi tiratori potrebbero farsi sentire. Il retroscena

La conferenza dei presidenti (capigruppo più Martin Schulz) ha deciso che il voto sulla mozione di sfiducia si terrà giovedì prossimo. Lunedì l’Aula di Strasburgo si riunirà per discutere del caso LuxLeaks, lo scandalo che ha travolto il Lussemburgo e il suo più volte primo ministro. Secondo una inchiesta giornalistica il Granducato avrebbe accordato trattamenti di favore, dal punto di vista fiscale, a quasi 350 multinazionali. Un comportamento probabilmente legale, ma che è considerato inaccettabile in una Europa unita.

Sul caso sta indagando la Commissione, ma per il Movimento 5 Stelle, l’Ukip, il Front National e la Lega Nord, è inaccettabile che Juncker rimanga alla guida dell’esecutivo comunitario. Per questo martedì hanno presentato una mozione di sfiducia, che però rischia di essere sonoramente bocciata. Gli equilibri a Strasburgo sono chiari. Le tre famiglie che sorreggono Juncker (Ppe, Pse e Alde) possono contare su 479 deputati, mentre l’Efdd e i Non Iscritti neppure su 100. Bisogna poi vedere cosa faranno i Verdi o la sinistra del Gue, ma il voto dovrebbe essere una pura formalità, o forse no.

Già, perché in molti hanno interesse a mandare un messaggio a Juncker. Prima di tutto alcuni popolari scontenti delle politiche filo-crescita che il presidente della Commissione ha promesso al Pse in cambio della sua elezione. Ci sono poi i conservatori inglesi e ungheresi che non amano particolarmente questo esecutivo e che potrebbero mettergli i bastoni tra le ruote. Infine tra gli stessi socialisti ci potrebbe essere qualcuno che potrebbe cedere alla tentazione di mandare un messaggio alla Commissione per spingerla a restare sui binari degli investimenti per la crescita. Insomma, anche a Bruxelles i franchi tiratori non mancano.