Il Presidente della Commissione europea si dice “credibile e adatto” a rivestire il ruolo di capo dell’esecutivo comunitario. La precisazione arriva dopo lo scoppio di LuxLeaks, lo scandalo che in Italia ha avuto poca eco, ma che ha scosso il resto d’Europa.
“In tutta la mia vita ho lavorato per promuovere l’armonizzazione fiscale in Europa“, ha dichiarato Juncker in una conferenza stampa a sorpresa nella sede della Commissione Ue. Il presidente si riferisce all’inchiesta pubblicata su alcuni quotidiani secondo i quali il Lussemburgo avrebbe stretto accordi con 300 multinazionali per concedere una tassazione di super-favore.
Per Juncker l’unico errore è stato quello “di non aver risposto subito alle domande”. La Commissione ha già aperto una indagine sui fatti, anche se, per dovere di cronaca, gli accordi erano leciti e non dissimili da quelli stretti da altre aziende in Irlanda e Olanda. Mentre si attendono i risultati dell’inchiesta sorge un dubbio: ci saranno mica degli interessi dietro la pubblicazione di questi documenti?
Ad insospettire non pochi nei palazzi di Bruxelles è la tempistica. Il dossier su Juncker è uscito appena cinque giorni dopo l’insediamento della nuova Commissione. Una coincidenza oppure qualcuno ha aspettato il momento migliore per fare scoppiare la bomba?
Il momento giusto, secondo alcuni funzionari, è coinciso con la presa di posizione della nuova Commissione, che non si è dimostrata affatto docile con i conti e le leggi di stabilità di Francia e Italia. E neppure tanto accomodante con Paesi come l’Inghilterra (uno dei due Stati a non aver votato per Juncker) quando c’è stato da battere cassa per i mancati versamenti (più di due miliardi).
C’è poi una cosa che non va giù all’entourage dell’ex premier lussemburghese. E cioè il fatto che nessuno si sia posto prima il problema. E’ noto a tutti che Juncker ha guidato per 18 anni il Granducato. Ed è noto a tutti che le banche del Lussemburgo sono famose, al pari di quelle svizzere, per la discrezione nel maneggiare i conti corrente. Tornano alla mente allora le parole di Giuliano Ferrara, quando disse che il miglior politico “è quello ricattabile”, perché non farà mai di testa sua. E forse tra qualche mese scopriremo che a Juncker piace alzare il gomito.

