L’accordo tra Unione Europea e Turchia sui migranti rischia seriamente di riaprire la rotta adriatica e di aumentare esponenzialmente i flussi verso l’Italia. I rappresentanti dei governi e anche l’agenzia Frontex per il controllo delle frontiere esterne dell’Ue hanno certificato l’esistenza di un rischio di frammentazione della rotta balcanica con la probabile conseguenza della ricerca di nuove rotte da parte dei profughi. Lo ha detto la portavoce della Commissione europea responsabile per le questioni migratorie, Natasha Bertaud.
“La Croazia ha comunicato di seguire le politiche della Slovenia”, che ha chiuso ieri le frontiere, ha premesso. Fuori dall’Ue, “Serbia ed ex repubblica jugoslava di Macedonia stanno imitando a loro volta le stesse politiche e non stanno facendo passare quanti non ne hanno diritto”.
Al primo posto fra le possibili “rotte alternative” che i migranti potranno intraprendere per raggiungere l’Europa evitando le frontiere chiuse ‘è il passaggio attraverso l’Italia, via Mediterraneo centrale e via mare Adriatico. Un rischio aumentato in maniera esponenziale dopo le espulsioni di massa partite negli scorsi giorni dalla Grecia in direzione Turchia.
E i numeri confermano l’aumento di arrivi in Italia. Dal mese di gennaio ben 18.234 migranti sono sbarcati sulle coste italiane nelle isole di Lampedusa e di Sicilia; si tratta di 8 mila persone piu’ che nello stesso periodo del 2015, che d’altra parte aveva visto una diminuzione degli arrivi rispetto al 2014. Se questa tendenza dovesse confermarsi allo stesso ritmo nei mesi a venire, quest’anno potrebbero essere fino a 300 mila le persone che sbarcheranno nella Penisola, cioe’ tre volte quelle arrivate l’anno scorso.
L’Unione Europea pensava di aver fatto tutto il necessario per risolvere la crisi migratoria grazie al controverso accordo stretto con la Turchia. Si sarebbe tentati, scrive oggi sul quotidiano francese “Le Monde” il corrispondente da Roma Philippe Ridet, di spiegare la ripresa del traffico di migranti attraverso il Canale di Sicilia a partire dalle coste libiche, tunisine e in misura minore egiziane, con il principio dei vasi comunicanti. Ma se i profughi che arrivano in Grecia sono in stragrande maggioranza siriani, iracheni ed afgani che fuggono dalle zone di guerra, i migranti che arrivano in Italia sono invece africani che cercano di sottrarsi alla miseria
