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Migranti, l’attacco di Juncker ai Ventotto: ‘Fate poco, così redistribuiti a fine secolo’

Migranti, l’attacco di Juncker ai Ventotto: ‘Fate poco, così redistribuiti a fine secolo’
Jean Claude Juncker (2)
Concluso il vertice Ue-Africa, Juncker attacca gli Stati Ue: se continuiamo a questo ritmo arriveremo all’obiettivo di redistribuire i 160mila richiedenti asilo nel 2101

Si e’ chiuso con l’approvazione all’unanimita’ di un piano d’azione e di una dichiarazione politica comune il vertice Ue-Africa sull’immigrazione alla Valletta. In una conferenza stampa, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha ricordato che nel Consiglio straordinario dei capi di Stato e di governo Ue che sta per cominciare a Malta si affrontera’ soprattutto la questione delle frontiere esterne dell’Unione. “Senza efficaci controlli – ha sottolineato – le regole di Schengen non sopravviveranno”. Non e’ la prima volta che Tusk sottolinea I rischi che la crisi dei migranti pone per lo spazio europeo di libera circolazione delle persone: e’ uno dei motivi che lo ha spinto a decidere di convocare la riunione a Malta subito dopo il vertice con i leader africani.

In questo momento la priorita’ dell’Ue per la gestione dei migranti e’ lo schema di redistribuzione dei richiedenti asilo, poi si dovra’ lavorare alla loro integrazione sociale. In questa ottica “l’istruzione sara’ il compito futuro della gestione dei migranti”, ha avvertito il commissario europeo per l’Istruzione e la cultura, Tibor Navracsics, nel corso del briefing con la stampa. “La prima fase per garantire la sicurezza nazionale e’ il ricollocamento, poi se vogliamo integrare gli immigrati nelle societa’ degli Stati membri ospitanti dobbiamo usare l’istruzione come strumento di integrazione”. Questo richedera’ un sforzo economico, ma Navracsics ha assicurato che “allo stato attuale abbiamo fondi sufficienti”, e dunque i programmi esistenti per l’istruzione non sono a rischio.

E proprio sul ricollocamento Juncker attacca duramente gli Stati Ue. I Paesi europei devono accelerare il ritmo della redistribuzione dei profughi da Italia e Francia: “se continuiamo a questo ritmo – ha detto il presidente della Commissione – arriveremo all’obiettivo di redistribuirne 160 mila nel 2101”. Nella conferenza stampa al termine del vertice di due giorni con i leader africani e poi del Consiglio straordinario Ue, Juncker ha ricordato che la pressione e’ crescente e che “non abbiamo molto tempo”.

L’Unione europea propone un “fondo di garanzia per i rifugiati” da 3 miliardi per sostenere la Turchia nel far fronte all’emergenza profughi. Delle risorse messe a disposizione in forma di “garanzia”, 500 milioni verrebbero dal bilancio Ue e gli altri 2,5 miliardi dai contributi degli Stati. Lo sforzo richiesto all’Italia sarebbe pari a 281 milioni. La Turchia ospita attualmente 2,2 milioni di profughi siriani.

L’Ungheria continua la sua opposizione alla gestione dei migranti da parte dell’Ue, sostenendo la fine del sistema di ricollocamento e ribadendo la contrarieta’ al trasferimento dei profughi nel primo Paese Ue in cui arrivano. Per il ministro degli Esteri di Budapest, Peter Szijjarto, “il sistema di Dublino e’ morto”. Ma se anche fosse in vigore, ha aggiunto, interesserebbe la Grecia ma non il Paese magiaro che dall’inizio della crisi ha innalzato muri alle frontiere per impedire l’accesso alle migliaia di persone in fuga verso l’Europa.
“Se qualcuno lascia la Siria per l’Europa, e’ fisicamente impossibile che entri nell’Ue attraverso l’Ungheria – ha spiegato – quindi, non e’ legittimo rimandarlo indietro in Ungheria”. Per Szijjarto, come la Germania ad agosto ha deciso di aprire i confini ai siriani in fuga, derogando ai principi del sistema di Dublino, cosi’ non vale l’applicazione della regola che vuole i migranti chiedere asilo nel primo Paese Ue che raggiungono. L’Ungheria e’ stato uno dei teatri centrali della crisi dei migranti, con circa 200mila arrivi finora, in maggioranza dalla Siria. Dopo aver raggiunto le coste greche, i profughi continuano sulla rotta balcanica, verso Macedonia e Serbia prima di giungere in Ungheria e da li’ continuare verso il cuore dell’Europa.

Il summit sulle migrazioni de La Valletta si e’ concluso con una dichiarazione e un Piano d’azione che, negli obiettivi dichiarati, mirano a incrementare la tutela dei diritti umani e della dignita’ delle persone. Impegni che pero’ secondo l’Oxfam, una delle piu’ importanti confederazioni internazionali specializzata in aiuti umanitari e progetti di sviluppo composta da 17 organizzazioni di Paesi diversi, “lasciano tuttavia molti dubbi su come l’Europa potra’ concretamente realizzare la sua agenda sull’immigrazione in Africa. Mentre i leader europei e africani si incontravano a La Valletta, altri migranti diretti verso l’Europa continuavano a morire in mare al largo delle coste turche, la Slovenia erigeva nuove recinzioni di filo spinato e la Svezia aumentava i controlli alle frontiere”. E particolare preoccupazione desta il rischio che il Fondo Fiduciaro per l’Africa dell’Unione Europea, argomento al centro del summit, “possa far sfumare il confine fra aiuto pubblico allo sviluppo, destinato a ridurre la poverta’, e i fondi stanziati per chiudere ulteriormente i confini degli Stati africani. Oxfam chiede pertanto all’Unione Europea un impegno chiaro e trasparente affinche’ i fondi siano davvero utilizzati per aiutare le persone in difficolta’, non per costruire muri”. “E’ necessario che il consiglio direttivo del Fondo Fiduciario, che si riunira’ oggi, fornisca chiare spiegazioni su alcune questioni fondamentali – afferma Sara Tesorieri, policy advisor di Oxfam per l’immigrazione”.

Con il vertice della Valletta, Europa e Africa hanno avviato “una nuova fase della loro collaborazione, in cui ci si avvicina qualitativamente e si condividono assieme le responsabilita’”. Lo ha detto al termine della riunione sull’immigrazione a Malta la cancelliera tedesca, Angela Merkel. “La lotta all’immigrazione illegale puo’ avvenire da una parte nei paesi africani stessi, attraverso una governance migliore, investimenti nella societa’ civile, crescita economica e una prospettiva per i giovani. Dall’altra”, ha proseguito, “l’Ue aiuta attraverso il fondo ma anche con misure bilaterali specifiche”. Meglio si combatte l’immigrazione illegale, ha continuato, “meglio potremo lavorare su quella legale”. In conclusione, anche se il vertice di Malta non ha risolto il problema, “e’ stato un inizio per risolverlo in modo sistematico, anche se resta molto lavoro davanti a noi”.