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Migranti, ultimatum dei Paesi Visegrad all’Ue: “Pronto un piano B”

Migranti, ultimatum dei Paesi Visegrad all’Ue: “Pronto un piano B”
Viktor Orbàn 800
“Se non migliorano i controlli delle frontiere esterne e non si riesce a fermare l’ondata dei migranti, l’Ue dovrà attuare il nostro piano B”. Il gruppo di Visegrad lancia un ultimatum a Bruxelles: “Risultati o entro marzo confini chiusi”

“Se non migliorano i controlli delle frontiere esterne e non si riesce a fermare l’ondata dei migranti, l’Ue dovrà attuare il nostro piano B”. Il gruppo di Visegrad lancia un ultimatum a Bruxelles: “Risultati o entro marzo confini chiusi”. È questo il senso della dichiarazione approvata dai partecipanti al summit dei Paesi V4 (Repubblica ceca, Slovacchia, Polonia, Ungheria) riuniti assieme a Macedonia e Bulgaria a Praga. I partecipanti al summit hanno convenuto sul pieno, ma momentaneo, appoggio alla soluzione comune europea della crisi e hanno sottolineato il ruolo chiave della Turchia e della Grecia nel controllo della migrazione.

Ma nel contempo sono favorevoli a una soluzione alternativa, il cosiddetto piano B, nel caso in cui Turchia e Grecia non riuscissero a soddisfare le aspettative. “Uno sviluppo del genere minaccerebbe i pilastri fondamentali dell’integrazione europea, soprattutto Schengen e la libera circolazione delle persone. Il fallimento in questo campo potrebbe mettere in dubbio le fondamenta dell’Ue e avrebbe gravi impatti negativi economici, sociali e altri”, si scrive nel documento.

I partecipanti hanno constatato che se la collaborazione con la Turchia non soddisfa le aspettative, dovrà essere pronto per immediata applicazione un piano alternativo. La concretizzazione di questo piano dovrebbe essere oggetto delle trattative della Commissione europea a marzo. Non certo un lasso di tempo molto lungo, anzi. Il tutto suona molto come un ultimatum. Senza risultati l’idea dei Paesi Visegrad è quello di chiudere i confini esterni dell’Ue, e non solo.

Il premier ungherese Viktor Orban ha annunciato in ogni caso un rafforzamento dei controlli ai confini meridionali del suo Paese e la costruzione di nuove barriere per contenere il flusso di rifugiati. “La difesa dell’Ungheria e contro le quote obbligatorie di ricollocamento deve essere un affare nazionale. Il mio governo vuole difendere la sicurezza del popolo ungherese con un obiettivo: impedire che gli ungheresi debbano vivere con coloro che non vogliamo”, ha aggiunto. L’Ungheria ha chiuso i suoi confini con Croazia e Serbia e ha intenzione di chiudere anche la frontiera con la Romania in caso di cambio di rotta dei migranti.