E’ possibile, secondo le norme comunitarie, che un Paese trattenga un richiedente asilo se a imporlo sono motivi di sicurezza nazionale o di ordine pubblico. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia dell’Ue in una sentenza pubblicata oggi.
Smentito così il parere secondo il quale lo spostamento intra-Schengen di un migrante irregolare, pur configurandosi come un comportamento illecito, non può essere punito col carcere. Era questa infatti l’indicazione fornita nelle sue conclusioni dall’avvocato generale della Corte di Giustizia Ue Maciej Szpunar, un parere che tuttavia non è vincolante al fine della sentenza che si è invece espressa in modo contrario sul caso di una ghanese fermata e incarcerata dalla polizia francese all’ingresso del tunnel sotto la Manica.
Il caso riguarda una ghanese fermata dalla polizia francese all’ingresso del tunnel sotto la Manica, mentre era a bordo di un autobus proveniente dal Belgio e diretto a Londra. La donna, che ha esibito un documento falso, è stata sottoposta a fermo di polizia per ingresso irregolare nel territorio francese, per poi essere trattenuta in attesa della sua riammissione in Belgio. La Corte di Giustizia Ue ha stabilito che in questi casi devono prevalere i motivi di sicurezza nazionale e di ordine pubblico.

