Lunedì il Consiglio Ue ha dato il suo via libera alla fase uno del piano stilato dalla Commissione europea per fermare lo sbarco dei migranti provenienti dalla Libia sulle coste dell’Italia. Ma il primo step riguarda solo la raccolta di informazioni, non c’è alcun intervento operativo né nelle acque territoriali libiche né nei porti sull’altra sponda del Mediterraneo.
Per la fase due serve il via libera dell’Onu che deve autorizzare l’Unione europea e l’Italia ad inviare uomini e mezzi nel territorio di uno stato sovrano (anche se privo di un governo unitario). Federica Mogherini, Alto rappresentato per la politica estera e la sicurezza comune dell’Ue, da settimane ormai tratta con i rappresentanti diplomatici al Palazzo di vetro dell’Onu a New York. Così come fa anche il nostro ministro Gentiloni. Ma le trattative sono tutt’altro che semplici. Prima di tutto perché a Tripoli non c’è nessun governo con cui discutere.
In sede di Consiglio di sicurezza Onu siedono Russia e Cina, due Paesi che hanno fatto della non interferenza nelle questioni interne degli altri Stati uno dei capisaldi della loro politica internazionale. La Cina è riluttante ad appoggiare un intervento europeo in Libia e rinfaccia ai nostri rappresentanti diplomatici il fatto che sia stato proprio l’interventismo europeo contro Gheddafi a creare l’attuale situazione di anarchia.
Di questo capitolo se ne discuterà lunedì prossimo, quando il premier cinese incontrerà a Bruxelles il presidente della Commissione Juncker e a Parigi Hollande. Ma se le resistenze di Pechino possono essere superate, quelle di Mosca sono molto più difficili da sciogliere.
I rapporti tra Unione europea e la Federazione russa non sono mai stati così cattivi. Dopo l’invasione della Crimea da parte di Mosca Bruxelles ha varato, sostenuta da tutti i governi dei Ventotto, una serie di sanzioni contro la Russia che hanno duramente colpito l’economia del Paese. A sua volta Putin ha dato il via al bloco dell’import di prodotti alimentari europei.
Il clima si è fatto ancora più incandescente per l’intransigenza dei Paesi dell’Est Europa e per le dimostrazioni muscolari di Nato e Stati Uniti, che hanno alzato la temperatura sul fronte orientale. In questa situazione Federica Mogherini ha l’arduo compito di convincere Mosca a non opporsi ad un intervento europeo in Libia. Una eventualità che molti analisti ritengono fuori questione, almeno che Bruxelles non ammorbidisca le sue posizioni sull’Ucraina.
Ma in questo caso sarebbe l’Europa a spaccarsi. I Paesi baltici e quelli dell’Europa dell’est non accetteranno mai che Bruxelles conceda spazio a Mosca sul fronte ucraino per avvallare un intervento in Libia. Uno stallo da cui difficilmente se ne uscirà in tempi brevi.
CAOS A CALAIS – Blocco e code sull’autostrada che porta allo scalo e al tunnel sotto la Manica. È accaduto martedì a causa di uno sciopero dei marinai francesi di MyFerryLink, società che assicura i collegamenti in traghetto verso Dover, in difficoltà economiche. I manifestanti hanno organizzato diversi picchetti di protesta, impedendo ad alcune navi di attraccare nelle prime ore della mattina, e bloccando anche la vicina autostrada A16 e l’imboccatura del tunnel ferroviario e stradale. I migranti hanno approfittato della confusione per cercare di nascondersi nei tir in transito per raggiungere la Gran Bretagna.

