“Non credo che dobbiamo ridurre lo sforzo in campi legati alla politica europea”: e’ l’avvertimento di Giorgio Napolitano, lanciata durante un intervento nel corso di una visita ad una azienda di elettronica a Catania.
Il Capo dello Stato ha preso la parola al termine di una visita della ST Microelettronics, azienda leader nel campo dell’elettronica. “Al di la’ del cambiamento di governo ci vuole una continuita’ di sforzo, come nel piano di utilizzo dei fondi europei”, ha spiegato. Ora, e’ un problema che e’ diventato con il tempo emblema anche di un cattivo comportamento dalla parte delle regioni, spesso responsabili di atteggiamenti di inerzia. Occorre allora “correggere qualcosa di profondo”. Non a caso il governo, il nuovo governo Renzi, “ha scandito il suo grande impegno per la riforme del titolo quinto”, sulla base del quale si poggia tanta della autonomia delle regioni come anche delle loro responsabilita’. “E’ un caso eccezionale”, ha chiosato, “perche’ si tratta di una riforma della riforma, e gia’ una riforma e’ una cosa difficile”.
C’e’ infatti una “acuta necessita’ di correzioni e di riequilibri”, e quindi l’impulso innovatore non deve venire meno, come anche quello nei confronti dell’Europa. Ad esempio “lo sforzo compiuto per recuperare in extremis i fondi europei del periodo 2008-2013 deve essere portato fino in fondo ed ottenere il massimo sostegno per i fondi riguardanti il periodo 2014-2020”.
Insomma, i rapporti con Bruxelles e la presenza dell’Italia in Europa sono di primaria importanza, soprattutto adesso che “c’e’ bisogno di uno spostamento su altri aspetti dello sviluppo dell’Europa, a cominciare dalla politica industriale”. Fino a questo momento, ha spiegato Napolitano, “la tensione dell’Europa e’ stata assorbita dalla crisi del debito sovrano. Abbiamo dovuto confrontarci con una crisi che magari in qualche modo ha portato ad un salutare balzo in avanti sulla strada dell’integrazione. Questo ha assorbito tutte le energie”. Ma adesso non bisogna dimenticare che e’ “e’ in gioco il peso dell’Unione Europea in un mondo in sommovimento e non possiamo rassegnarci al declino”. In particolare “in Italia si deve essere in grado di portare avanti la nostra identita’, i nostri valori e le nostre tradizioni”.
