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Nel ‘Paradiso Germania’ le elezioni europee non scaldano gli animi

Nel ‘Paradiso Germania’ le elezioni europee non scaldano gli animi
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Alles gut in Deutschland. Favoriti da una crescita sostenuta e da una disoccupazione ai minimi termini, i tedeschi si dichiarano soddisfatti della situazione del loro paese, secondo un sondaggio dello Spiegel. Ma le prossime consultazioni europee suscitano “poco o nessun interesse” nel 72% dei cittadini, e la campagna elettorale della Cdu si concentra su Angela Merkel lasciando i candidati in secondo piano

Di Giulia Marani

Con una crescita al di sopra delle aspettative e una disoccupazione ai minimi storici, la Germania sembra essere più in forma che mai, ma anche molto ripiegata su se stessa e poco interessata all’esito delle prossime elezioni europee. Secondo un recente sondaggio dello Spiegel, l’80% dei tedeschi si dichiarerebbe soddisfatto della situazione del paese. Soddisfazione che sale all’85% se si prendono in considerazione soltanto alcune fasce d’età, come i giovani di età compresa tra i 19  e i 29 anni e i senior oltre i sessant’anni. Se si chiede loro di valutare la situazione comparandola con quella dei vicini degli altri paesi europei, poi, gli intervistati sono ancora più compatti e le risposte di segno positivo salgono al 90%, percentuale insolita quando si parla di sondaggi di opinione.  Anche il più importante settimanale economico, il Wirtschaftswoche, dedica la copertina dell’edizione cartacea di questa settimana alle floride condizioni dell’economia tedesca, con un titolo inequivocabile: “Paradies Deutschland”, paradiso Germania.

La grosse Koalition al governo, oltre a non smettere di raccogliere consensi, occupa quasi tutto il terreno politico e la maggior parte del tempo di parola al Bundestag, lasciando poco spazio all’opposizione.  In un quadro generale caratterizzato dalla stabilità, il prestigio personale e la popolarità della cancelliera sembrano inossidabili.

In compenso, un sondaggio realizzato dall’istituto Forschungsgruppe Wahlen la settimana scorsa, a sei settimane dalle elezioni europee, denuncia livelli molto bassi d’interesse e di partecipazione. Il 28% degli intervistati, infatti, ha dichiarato di avere una forte motivazione al voto, mentre la maggioranza si definisce “poco o per nulla interessata”. Nel paese più popoloso dell’Unione Europea, direttamente responsabile dell’elezione di 96 membri del Parlamento Europeo su 751, l’opinione pubblica sembra concentrarsi maggiormente sulla politica nazionale. Un esempio, piccolo ma significativo, di questo atteggiamento è la scelta del centro-destra di mettere la figura della cancelliera al centro della campagna per le Europee. Angela Merkel sorride dai manifesti elettorali affissi ovunque, in un perimetro che va da Stoccarda a Rostock, mentre non c’è traccia – per lo meno fotografica – del candidato alla Presidenza della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker.

Nel frattempo, a Berlino si discute della possibilità di rendere più selettivi i criteri che regolano l’accesso e la permanenza sul suolo tedesco dei lavoratori provenienti da altri paesi europei, limitando quel diritto di libera circolazione che costituisce uno dei capisaldi dell’Unione. Un gruppo di lavoro diretto da Günter Kringes, numero due del Ministero dell’Interno, ha ricevuto l’incarico di analizzare il fenomeno del benefit tourism, il turismo cosiddetto “sociale” dei cittadini comunitari che si spostano in un altro Stato membro per beneficiare di un welfare più generoso, e di indicare la direzione da seguire per limitare gli abusi.

Nel corso delle ultime settimane, ha fatto scalpore anche la sospensione del programma MobiPro-EU, più noto sotto il nome di “The job of my life”, che prevedeva l’inserimento di ragazzi provenienti da paesi europei caratterizzati da un tasso di disoccupazione giovanile molto alto nel sistema produttivo tedesco, attraverso formazioni mirate e tirocini. Questo progetto, abortito dopo appena due anni dalla sua creazione e dopo aver permesso a una manciata di candidati di cambiare vita e orizzonti, avrebbe dovuto rappresentare, nelle intenzioni, una boccata d’ossigeno per un mercato del lavoro che risente della carenza cronica di lavoratori qualificati, soprattutto in alcuni settori, ma anche un formidabile supporto di comunicazione per il governo di Berlino.