Il Consiglio dei capi di Stato e di Governo del 18 e 19 dicembre avrà un compito arduo: iniziare a scremare i più di duemila progetti arrivati sul tavolo della Commissione per essere finanziati con il piano Juncker. Un cumulo di progetti che richiederebbe uno stanziamento da 1,3 trilioni di euro per essere finanziato in toto. È scontato dunque che a Bruxelles caleranno con l’accetta per eliminare le iniziative non strettamente necessarie, ma a gestire il processo, per assicurare imparzialità nella scelta, sarà la Banca europea degli investimenti.
Ma come decideranno quali progetti tagliare? Le linee guida suggerite dalla Commissione ai governi hanno lo scopo di rendere gli stanziamenti immediatamente efficaci per rimettere in moto l’economia del Vecchio continente. Per questo i progetti dovranno essere cantierabili nell’immediato e avere un effetto concreto sui livelli di occupazione. Dovranno guardare alle energie rinnovabili e avere un risvolto transfrontaliero, o comunque di miglioramento dell’Europa nel suo insieme.
Secondo il cronoprogramma del Presidente Juncker i primi cantieri potrebbero già partire a giugno dell’anno prossimo. Prima però servirà il voto del Parlamento e del Consiglio. Ma serviranno soprattutto i soldi. Da Commissione e Bei arriveranno ‘solo’ 21 miliardi di euro. Gli altri dovranno essere rastrellati sui mercati. Ma come? Attraverso l’effetto leva. I fondi europei serviranno come garanzia sugli investimenti o sui guadagni che certe opere non sono in grado di assicurare. Il rapporto, secondo i tecnici di Bruxelles, è di uno a quindici. Significa che ogni miliardo stanziato dall’Unione europea ne muoverà quindici di capitali privati.
Roma ha presentato progetti in campo energetico, come lo sviluppo di elettrodotti, gasdotti e connessioni transnazionali, ma anche collegamenti autostradali, ferroviari, portuali e aeroportuali. Progetti per smart grid, iniziative nel campo della ricerca, dell’istruzione e formazione. Piani per l’aiuto delle imprese, soprattutto PMI e banda larga. Il tutto per un ammontare di 87,1 miliardi di euro.

