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Quote latte agli sgoccioli. Allevatori in piazza. L’Italia rischia 40 mln di multa

Si protesta a Roma e a Bruxelles per la fine delle quote latte. Gli allevatori temono di essere messi fuori mercato da multinazionali e produttori esteri. Gli italiani hanno già pagato 70 euro a testa le multe inflitte all’Italia dall’Ue, e potrebbero dover pagare ancora 40 milioni

Nell’ultimo giorno in cui vige il trentennale regime europeo delle quote latte, qualche centinaio di allevatori aderenti all’European Milk Board e al Milk producer Interest group hanno protestato, con una ventina di trattori al seguito, davanti al Parlamento europeo a Bruxelles. “Da domani – ha spiegato un portavoce del movimento – le multinazionali riprendono il potere sulla produzione di latte europea, dopo che per anni siamo stati incoraggiati a produrre latte di qualità”. Proteste anche a Roma, con la Coldiretti che ha portato in piazza gli allevatori.

LA COMMISSIONE UE – La fine del regime europeo delle “quote latte”, introdotto nel 1984 come misura transitoria per affrontare la sovrapproduzione strutturale che caratterizzava il mercato europeo portando allo spreco di “fiumi di latte e montagne di burro”, rappresenta secondo il commissario Ue all’Agricoltura Phil Hogan “l’inizio di una nuova era senza limiti di produzione” in una fase di crescita della domanda globale (+2,1% all’anno).

Negli ultimi anni, spiega la Commissione, c’è stato un considerevole aumento dei consumi di prodotti lattieri e le quote latte rendevano difficile soddisfare tale richiesta. Anche se il mercato domestico assorbe ancora il 90% della produzione, le esportazioni verso, per esempio, la Corea, sono piu’ che raddoppiate fra il 2000 e il 2014. Con circa 55 miliardi, il settore rappresenta il 15% della produzione totale dell’agricoltura europea: il latte viene prodotto in tutti i paesi senza eccezione, e gli allevamenti sono in tutta l’Ue 650 mila

LA COLDIRETTI  – Non la pensa allo stesso modo la Coldiretti. In Emila Romagna solo una stalla su quattro è sopravvissuta al sistema delle quote latte. “Nel 1984, anno dell’inizio del regolamento europeo – sottolinea Coldiretti Emilia Romagna – le stalle da latte nella nostra regione erano 16mila con 380 mila capi, mentre oggi ne restano 4.200 con 240 mila capi. Sono le stalle degli allevatori onesti che hanno resistito a disattenzioni, errori, ritardi e compiacenze che si sono ripetuti in questi decenni”.

IL MINISTRO –  Aumenterà la concorrenza per gli allevatori italiani con la fine del regime delle quote latte? “La concorrenza già c’era, non la scopriamo con la fine di questo sistema. Noi però in questa fase dobbiamo attrezzarci meglio e il lavoro di riorganizzazione del settore lattiero-caseario, in particolare per quanto riguarda la difesa del reddito degli allevatori, è un punto decisivo”, ha detto il ministro per le Politiche agricole e forestali, Maurizio Martina

IL NODO MULTE – “Le multe pagate dall’Italia a Bruxelles per le quote latte sono costate più di 70 euro a cittadino italiano. Credo quindi che una parola di verità su questa vicenda sarebbe necessaria con l’avvio di una commissione di inchiesta parlamentare sulla gestione politica che c’è stata negli ultimi anni”, ha spiegato Martina.

“Come sapete – ha poi ricordato il ministro Martina – in questi anni l’Italia ha pagato 4,5 miliardi a Bruxelles per le multe relative alle quote latte. E’ stata secondo me una gestione scandalosa da parte di una certa vecchia politica che per troppo tempo ha speculato su questa vicenda promettendo soluzioni facili quando queste non c’erano”.

Ma secondo la Coldiretti nell’ultimo anno di attuazione del regime delle quote latte c’è il rischio concreto dell’arrivo di nuove multe, stimate attorno ai 40 milioni di euro per il superamento da parte dell’Italia del proprio livello quantitativo di produzione assegnato dall’Unione Europea, dopo quattro anni in cui nessuna sanzione è stata dovuta dagli allevatori italiani.

Il superamento delle quote assegnate nella campagna 2014/2015 è dimostrato – sottolinea la Coldiretti – dal trend di aumento del 3 per cento rispetto allo scorso anno registrato dall’Agea tra aprile 2014 e gennaio 2015. Quello che si preannuncia – precisa la Coldiretti – è quindi il primo sforamento dopo l’introduzione della legge 33 del 2009 la quale prevede la possibilità di compensazione solo agli allevamenti di montagna e delle zone svantaggiate, a quegli che non hanno superato il livello produttivo 2007-2008 e ultimi, in ordine prioritario, a quegli allevamenti che producono entro e non oltre il 6 per cento della quota loro assegnata.