Gli Stati europei sono riluttanti a mettere a disposizione posti per accogliere i migranti attualmente ospitati da Italia e Grecia. Sono 3.546 secondo gli ultimi aggiornamenti della Commissione europea, sui 160mila mila posti complessivi da coprire in due anni.
A sorpresa la Bulgaria è la più generosa: ne rende disponibili già 1302, ne dovrà assorbire altrettanti. La Germania ne offre 10, ma l’impegno è per altri 27.536; la Francia 900, ma ne deve accogliere ancora 19.694; la Spagna 50, ma dovrà assorbirne altri 9.323.
Intanto nell’ultima bozza di conclusioni che il Consiglio straordinario dei ministri dell’Interno sull’emergenza profughi dovrebbe approvare oggi, si legge che entro la fine del gennaio 2016 l’Unione europea invierà funzionari addetti all’immigrazione in Etiopia, Niger, Pakistan e Serbia.
Almeno 45 leader sono attesi alla Valletta per il vertice Ue-Africa sull’immigrazione, in programma per mercoledì e giovediìprossimi. Come ha riferito a Bruxelles un alto funzionario del Consiglio europeo, al momento hanno confermato la loro partecipazione 22 capi di Stato e di governo dell’Ue (su 28) e 23 dei 35 Paesi africani invitati.
Gli altri Paesi dell’Unione e africani saranno comunque rappresentati a livello politico o diplomatico. La riunione a Malta, ha ricordato la fonte, e’ stata decisa lo scorso aprile, in occasione del vertice straordinario convocato dopo l’ennesima strage di migranti al largo di Lampedusa, con l’obiettivo di affrontare assieme ai partner africani anche le cause piu’ profonde dell’immigrazione, cercando soluzioni a lungo termine con i Paesi di origine.
“A Malta vogliamo trovare soluzioni molto pratiche e molto concrete per prevenire flussi piu’ importanti dai paesi africani”, ha spiegato il funzionario Ue. Infatti, ha sottolineato, se un’auspicabile soluzione della crisi siriana potrebbe interrompere il flusso di migranti da quel Paese, che in questo momento rappresenta l’emergenza maggiore e coinvolge soprattutto la rotta balcanica, i motivi che spingono gli africani a partire, attraversando il Mediterraneo centrale via Libia e giungendo soprattutto in Italia, non sono invece legati a una specifica crisi politica, ma si possono affrontare con strumenti a lungo termine.
Si parlera’ quindi soprattutto di aiuti finanziari allo sviluppo e di politica di rimpatri, ma se in Europa arrivano soprattutto eritrei e nigeriani, al terzo posto ci sono tutti quelli che non hanno una nazionalita’ e difficilmente sono rinviabili a un Paese specifico. Occorrera’ affrontare quindi prioritariamente la questione dell’identificazione di chi parte, da effettuare preferibilmente gia’ nei paesi di transito.

