Marcia indietro. Gli operatori di telecomunicazioni mobili di tutta Europa potrebbero essere autorizzati a caricare tasse più alte ai propri clienti quando questi ultmi si recano all’estero. Insomma, altro che risparmi dovuti all’addio al roaming. L’Unione Europea pare intenzionata a cedere almeno ad alcune delle richieste degli operatori di settore, accogliendo una proposta proveniente dalla Spagna al riguardo tesa ad aiutare le imprese per recuperare i costi dell’abolizione del roaming.
ADDIO ROAMING? AUMENTANO LE TARIFFE INTERNE
Il punto è che l’Ue si è impegnata ad abolire il roaming per tutti i suoi 500 milioni di cittadini a partire da giugno 2017. Ma in qualche modo gli operatori dovranno recuperare i soldi persi per il roaming e alla fine per gli utenti potrebbe cambiare poco o nulla in termini di costi. Insomma, i consumatori potrebbero trovarsi di fronte a un aumento delle tariffe nazionali per compensare il calo delle entrate dovuto all’abolizione del roaming.
GLI OPERATORI: “O AUMENTIAMO LE TARIFFE INTERNE O ABOLIAMO IL ROAMING”
Quello che non funziona è il regime tariffario all’ingrosso. La Commissione aveva proposto un tetto di dati all’ingrosso di € 0,85 per megabyte, o € 8,50 per gigabyte. Ma le grandi differenze di prezzi interni al territorio Ue rendono difficile trovare un tetto applicabile che si adatti correttamente a tutti i 28 stati membri. A nord e a est dell’Europa, dove i prezzi interni sono bassi e i pacchetti relativamente generosi, gli operatori temono di essere costretti ad aumentare i prezzi interni oppure cessare l’offerta di roaming. Ma mete turistiche come Spagna, Grecia e Portogallo dicono le tariffe all’ingrosso devono essere sufficientemente alta in modo da permettere ai loro operatori di recuperare il costo di ospitare tanti viaggiatori sulle loro reti, altrimenti anche loro potrebbero avere bisogno di aumentare i prezzi. Insomma, per i consumatori la vicenda del roaming potrebbe finire come quella della coperta troppo corta: se la tiri da un lato, ti scopri dall’altro.


